
E se li nuovo Pontefice venisse dall’Italia? L’ultimo è stato papa Luciani nel 1978, che morì dopo appena un mese, poi è stata la volta del papa polacco e quello tedesco. Poi si è andati fino in Sud America, per il primo papa latino americano.
Quello che emerge dai primi incontri tra i cardinali elettori, la maggior parte si vedono tra loro per la prima volta, e’ che non sia la nazionalità la premessa. L’importante è che sia un Francesco II non tanto nel nome, anche se alcuni se lo aspettino, quanto nei fatti. Un vero erede di Bergoglio
Ma proprio questo rende ancora più complesso trovare un successore. Il fatto che la stragrande maggioranza dei cardinali siano stati nominati da Francesco non è di per sé una una garanzia di continuità.
Come scrive Massimo Franco sul Corriere “Quando tutti sono bergogliani, nessuno è bergogliano, soprattutto dopo la scomparsa di Bergoglio”. E la Chiesa cattolica che emerge dal pontificato argentino rimane oltre che divisa, disorientata e confusa. Mentre nel 2013 la parola d’ordine segreta del conclave era “Mai un italiano” ora sembra essere “Mai un sud americano e un gesuita”. Forse perché il modo di combattere gli avversari da parte di Bergoglio (“Mi dicono che lei ce l’ha con me” . Quando Francesco accoglieva qualcuno con queste parole, il rapporto si era irrimediabilmente incrinato) e’ stato spesso, magari silenziosamente, disapprovato. Al fondo si è sedimentato il dubbio che almeno alcuni dei nemici individuati da Bergoglio fossero in qualche caso solo i suoi fantasmi.
I conservatori appaiono divisi e incerti. Sembrano impreparati ad un’alternativa. C’è però un punto sul quale pare esserci una larga convergenza tra i vari cardinali provenienti da tutte le parti del mondo, l’esigenza di ricostruire un governo della Chiesa, di ricentrarlo su Roma e le grandi diocesi sostenendo una struttura rinnovata ma in grado di funzionare. Ricostruzione non restaurazione. Secondo Massimo Franco con tre punti cardinali, la certezza dottrinale, dopo la creatività visionaria di Francesco (da ricordare l’intervista subito smentita a Scalfari dove diceva che dopo la morte ai giusti toccherà la luce del Signore, mentre per i cattivi non ci sarà l’inferno ma semplicemente il nulla). L’universalità del cattolicesimo, dispersa in mille rivoli di diversità sia da Benedetto XVI che da Bergoglio. E il governo del Vaticano, altrettanto importante. L’idea che si perpetui una dicotomia tra il papato e la burocrazia non è contemplata. Motivo che ha dato fiato a quanti si sono serviti di queste contraddizioni per frenare o sabotare i tentativi di riforma di Francesco oppure di tentare di usarlo per i propri conti interni.
Il punto più critico sul quale ammiratori e detrattori di Bergoglio sperano di trovare un punto di incontro in conclave e’ quello di ridare il suo ruolo centrale alla Segreteria di Stato. In questi anni il cuore della catena di comando è stato spogliato di gran parte dei suoi poteri. Sia economici che decisionali e perfino diplomatici. Senza però creare strutture alternative. Così spesso si è creata una certa confusione, che era dominata solo dalle capacità di Bergoglio, il gesuita che voleva conoscere il parere di tutti per decidere in solitudine.
Se il cardinali elettori dovessero effettivamente rivolgere il loro sguardo anche alla necessità di rilanciare una centralità del Vaticano ecco che la possibilità di un papa italiano dopo 47 anni diventerebbe più che possibile, probabile. I nomi non mancano, da Pietro Parolin, del 1955, attuale numero due in Vaticano “uomo retto” diceva di lui Francesco, che ne apprezzava anche l’umiltà, la cortesia a Matteo Zuppi, anche lui 69 anni, prete straordinario di quelli che hanno opere di pecora ma anche quattro quarti di nobiltà vaticana, il padre era il direttore dell’edizione domenicale dell’Osservatore Romano, la madre nipote di Confalonieri segretario di Pio XI. E c’è anche Pierbattista Pizzaballa, nominato nel 2020 patriarca di Gerusalemme. Ha un solo difetto, e’ troppo giovane, ha compito sessant’anni proprio il giorno della morte di Francesco. Se i cardinali lo votassero con un papa con tanti anni davanti, significherebbe condannarsi a non partecipare ad un altro conclave.
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