Roma, 25 aprile 2025 – Oggi, nella Basilica di San Pietro, si è consumato l’ultimo, intenso saluto dei fedeli a Papa Francesco.
Migliaia di persone, approfittando delle temperature miti nonostante un meteo incerto, hanno affrontato lunghe file per rendere omaggio al Pontefice che ha segnato una pagina fondamentale della storia della Chiesa. Fuori e dentro la Basilica si respirava un’atmosfera di commozione e riconoscenza: chi ha avuto la possibilità di avvicinarsi alla salma ha salutato in silenzio, con una preghiera o un semplice gesto del cuore. Dopo ore di pellegrinaggio, la bara è stata chiusa, segnando la conclusione di un cammino di fede e servizio durato oltre un decennio.
La speranza che ci accompagna
In questo momento di profondo raccoglimento, tornano alla mente le parole semplici e potenti con cui Papa Francesco descriveva la speranza: “La speranza è una bambina piccola che tira la manica e dice: ‘Andiamo, andiamo!'”. Oggi quel “andiamo” è il monito che ci invita a non restare fermi nel dolore, ma a proseguire il cammino con fiducia, animati dalla certezza che Dio continua a guidare la Sua Chiesa. Oggi abbiamo di nuovo pregato per lui, come ci ha chiesto di fare in questi 12 anni di pontificato, e lo abbiamo pregato di non lasciarci soli, di continuare a tenerci per mano nel nostro personale cammino di speranza.
La speranza nel magistero di Francesco
Nella sua enciclica Evangelii Gaudium (2013), Papa Francesco scriveva: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento”
(Evangelii Gaudium, 1). Per Francesco, la speranza cristiana non è un sentimento vago, ma una forza concreta che nasce dall’incontro personale con Cristo. In Fratelli Tutti (2020) ha ribadito con forza: “Invito alla speranza, che ci parla di una realtà radicata nel profondo dell’essere umano, indipendentemente dalle circostanze concrete e dai condizionamenti storici in cui vive” (Fratelli Tutti, 55). Ancora in Fratelli Tutti, Papa Francesco esortava a non chiudersi nella paura o nell’egoismo: “La speranza è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e le compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa” (Fratelli Tutti, 55).
Un nuovo futuro
Quel “bambina che tira la manica” continua a chiamarci: “Andiamo, andiamo!”, verso un futuro di pace e di fraternità, che oggi appare più fragile che mai. Le guerre che stanno infiammando l’Europa, il Medio Oriente e tante altre aree del mondo non solo seminano morte e distruzione, ma logorano la speranza stessa, tentando di strappare il futuro dalle mani dei nostri figli. Papa Francesco ci aveva avvertiti con parole che oggi suonano ancora più vere: “Siamo già nella terza guerra mondiale, anche se si combatte a pezzi”. Ecco perché il messaggio di Francesco non deve morire con lui. Il prossimo Papa, che sarà eletto tra il 6 e il 10 maggio prossimi, dovrà raccogliere questa eredità profetica e rilanciarla con forza: non può esserci cristianesimo senza speranza, e non ci può essere speranza senza pace. Abbiamo bisogno di un nuovo Pontefice che non abbia paura di gridare il Vangelo in mezzo alle macerie, che continui ad alzare la voce per gli ultimi, per i bambini, per i giovani che si stanno vedendo negare il diritto a sognare. Che quella manica che la speranza continua a tirare trovi nel nuovo Papa un cuore pronto a seguirla.
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