
Quella di Israele è se non una guerra giusta, almeno una guerra “giustificata” per la sua sopravvivenza. Gli ayatollah che comandano a Teheran erano ad un passo dalla bomba atomica e non hanno mai fatto mistero che non avrebbero esitato a usarla non per difendersi da eventuali minacce, bensì per realizzare la loro ossessione, distruggere Israele e poi chissà chi. E’ un rischio che Netanyahu non poteva permettersi. Israele non vuole né distruggere, ne’ annettere l’Iran, quello che vorrebbe e’ estirpare quello che ritiene un cancro per l’intero mondo libero, il regime islamista, che minaccia di divorarla.
Un attacco preventivo dagli esiti ancora imprevedibili e con mille difficoltà sul campo, nella speranza che il conflitto non si allarghi. Da quando, dopo la caduta dello Scia’ nel 1979, il regime teocratico di Teheran si è posto i suoi obiettivi, descritti da Federico Rampini sul Corriere. “Tre i compiti messianici, scolpiti nella costituzione religiosa dell’Iran. Distruggere Israele e gli ebrei. Invadere la Mecca e Medina, luoghi sacri dell’Islam sotto la tutela sunnita-saudita. Cacciare il Grande Satana americano dal medio-oriente”. L’antagonismo irriducibile degli iraniani non escludeva però flessibilità e pragmatismo, donde i vari tentativi di dialogo, prima con Obama, che aveva fatto diverse concessioni e di recente con Trump.
Intanto la guerra va avanti con attacchi e contrattacchi, è stata colpita anche la residenza di Khamenei mentre gli iraniani hanno lanciato missili su Tel Aviv e Gerusalemme. Fermato anche se non completamente dallo scudo Iron Dome. C’è anche la prima vittima israeliana, una donna uccisa nei primi raid. Teheran annuncia di avere abbattuto due caccia nemici e catturata una pilota.
Idf comunica “Distrutto il sito per l’uranio arricchito di Isfahan”. Tuttavia Israele chiarisce di non avere colpito l’impianto di Fordow, considerato dagli esperti il “santuario” della corsa iraniana all’atomica. Nei suoi laboratori scavati nel cuore di una montagna e coperti da oltre 80 metri di roccia e cemento lavorano tremila centrifughe. Per distruggere questo santuario sarebbe necessaria un’azione combinata condotta da aviazione e forze speciali di terra.
Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.
Imposta in20righe come fonte preferita