Guerra delle parole. Trump, serve resa incondizionata. Khamenei, puniremo Israele

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E’ anche una guerra di annunci per intimorire l’avversario. Si sa che in guerra parole ed annunci contano poco. Chi vuole agire deve farlo in fretta altrimenti c’è il rischio di aumentare la confusione, anche a livello internazionale, che è già altissima.

Trump sembra pronto ad entrare in guerra e tuona, sappiamo dove e’ Khamenei, serve la resa incondizionata. L’Ayatollah risponde, non dimenticheremo, puniremo Israele. Le conseguenze di un attacco americano saranno gravi ed irreparabili. Sotto traccia la minaccia di possedere già qualche arma di tipo nucleare, anche se forse non una vera e propria atomica.

I nodi centrali rimangono sostanzialmente due, prima di tutto da parte israeliana il completo annientamento della capacità di Teheran di produrre l’atomica. E qui entra in gioco l’America perché è l’unica a possedere lo Spirit, il bombardiere, che può sganciare la super bomba, pesa 24 tonnellate, la sola a potere penetrare (anche se nel caso fosse usata bisognerà valutarne il reale risultato) la montagna di Fordow, dove sono concentrati ad ottanta metri di profondità, protetti da calcestruzzo gli arsenali iraniani.

Poi c’è il problema del futuro politico della Repubblica islamica, con gli ayatollah di fronte allo stretto bivio della tregua o il rischio disfacimento.

Intanto i caccia israeliani hanno distrutto il quartier generale della sicurezza interna iraniana, il principale organo repressivo del regime iraniano.

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