“Questa è un’alba storica, la guerra è finita”. Così Donald Trump davanti ad una Knesset (quasi) tutta in piedi per dedicare un’ovazione al presidente americano capace di convincere Netanyahu e Hamas a deporre le armi nella guerra di Gaza. Per ora solo un cessate il fuoco ma anche l’inizio di una pace che, nelle intenzioni del capo della Casa Bianca, dovrà riguardare tutta la regione mediorientale.
Trump ha parlato a braccio per una mezzora al parlamento israeliano prima di volare in Egitto a Sharm el-Sheikh per incontrare i co-protagonisti della svolta (i leader di Egitto, Turchia e Qatar) e una ventina di capi di stato e di governo pronti a contribuire a consolidare il percorso tracciato dal ‘piano Trump’, un esito impensabile solo pochi giorni fa. Per l’Italia la premier Giorgia Meloni.(“Giornata storica, ora nuova fase”). Nel suo intervento molto applaudito, contestato solo da due deputati che hanno sventolato cartelli con la scritta ‘genocidio’, il presidente americano si è detto certo che Israele uscirà più forte dall’esito di questa guerra, che lui e gli Stati Uniti d’America sono e resteranno amici per sempre dello stato ebraico, ed ha anche trovato il modo per spendersi in favore dell’amico Bibi, il premer Benjamin Netanyahu che, elezioni alle porte e finito il suo mandato, è atteso da una condanna per frode e corruzione in un processo già segnato da questo esito. Rivolto al capo dello stato israeliano Herzog, Trump è stato esplicito: “Perchè non gli concedi la grazia?”. Un invito esplicito accolto da un’ovazione dalla maggioranza della Knesset.
“Alba storica” l’ha defiinita Trump perchè in mattinata, all’alba, c’è stato il tanto atteso rilascio degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. I 20 civili israeliani sono passati dalle mani di Hamas alla Croce rossa internazionale e portati in diversi ospedali per le prime cure dopo 783 giorni di prigionia nei tunnel della Striscia e quindi, per chi si reggeva in piedi, consegnati agli abbracci e alle lacrime dei familiari. Il tutto in uno sventolio di bandiere a stelle e strisce e con la stella di Davide nella piazza dell’attesa a Tel Aviv occupata da due anni proprio per sollecitare il loro rilascio. Un intoppo nella consegna dei corpi degli ostaggi morti c’è stato da parte di Hamas: il movimento terroristico islamista ne ha consegnati solo quattro suscitando l’ira di Israele che ha parlato di violazione dei patti.. Contemporaneamente alla liberazione degli ostaggi israeliani vivi, il rilascio da parte dello stato ebraico – secondo il piano Trump – di 1970 prigionieri palestinesi, compresi 250 condannati all’ergastolo, finiti in cella prima e dopo la mattanza del 7 Ottobre. Due momenti di grande emozione accolti da esplosioni di gioia da parte tanto dei parenti israeliani quanto specularmente dalla folla di familiari dei palestinesi nelle vie e nelle piazze di Ramallah, capitale della Cisgiordania e sede dell’Anp, dove è avvenuto il rilascio.
Poi la puntata in Egitto di Trump per la firma a più mani dell’accordo per il cessate il fuoco a Gaza e le ulteriori tappe del piano elaborato dal presidente americano. Un “inizio della fase 2” nelle intenzioni del presidente Usa . Più di due decine di leader mondiali – dai ‘mediatori’ ai paesi arabi musulmani, dall’Europa all’Onu – si sono riuniti per testimoniare l’impegno a rispettare tempi e contenuti del percorso di pace trumpiano per il Medio oriente. Assenti Israele e Hamas, anche se Netaniahu è stato dato in forse fino all’ultimo. Poi, almeno per quanto ha fatto sapere Ankara, le pressioni di Erdogan – il gran tessitore di rapporti con Hamas insieme al Qatar – perchè il premier israeliano non partecipasse al summit, hanno avuto la meglio.
Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.
Imposta in20righe come fonte preferita







