L’Italia conferma il suo sostegno a Zelensky ma “non manderà proprie truppe in Ucraina”, qualunque cosa decidano in merito i Volonterosi, e chiede “prudenza” all’Unione europea sull’utilizzo a favore di Kiev dei beni russi congelati in alcune banche del Vecchio continente, soprattutto in Belgio. Prudenza, ha detto oggi la premier Giorgia Meloni alla Camera, perchè un’iniziativa del genere – non sostenuta da tutti e 27 i paesi, è il caso dell’Ungheria e della Slovacchia, e con Trump contrario – che non si fondi su solide basi legali esporrebbe l’Europa a ritorsioni e a richieste di risarcimento miliardarie come quelle già annunciate da Mosca. In via di principio l’Italia non è contraria all’utilizzo dei beni russi congelati ma ‘girarli’ direttamente a Kiev senza preoccuparsi delle conseguenze no, meglio ragionarci sopra, altrimenti si rischia di fare un favore a Mosca. Alla vigilia del Consiglio europeo di Bruxelles, domani e dopodomani, con proprio questo tema all’odg, la Presidente del Consiglio ha svolto le sue comunicazioni alla Camera e al Senato per illustrare la posizione dell’Italia sui negoziati in corso per fermare il conflitto in Ucraina. A Montecitorio è passata agevolmente la risoluzione di maggioranza con 177 sì (votata da tutto il centrodestra, in cui si parla di sostegno “multidimensionale” a Kiev ma non di invio di armi) mentre sono state bocciate le cinque risoluzioni dell’opposizione – ognuno ha votato la sua – mettendo così in luce, se mai ce ne fosse stato bisogno, le profonde divisioni esistenti nel campo largo sulla politica estera. Il quadro della situazione illustrato dalla premier dipinge una Russia “impantanata” ma per niente propensa a trattare per un cessate il fuoco e un Putin molto duro con i leader europei accusati di essersi comportati come “maialini al seguito di Biden” e con Zelensky (“O ci cede il Donbass o ce lo prendiamo con la forza”). All’esame dei 27 a Bruxelles anche l’ipotesi di una forza di pace internazionale da dislocare eventualmente nel Donbass tra i due eserciti, e poi i duecento miliardi di asset russi, un tema così delicato da far immaginare un prolungamento del vertice. Comunicazioni poi messe al voto a Montecitorio e a palazzo Madama
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