“Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”. Così il presidente della repubblica Sergio Mattarella all’inizio del suo messaggio di fine anno agli italiani, un quarto d’ora a reti unificate per perorare la causa della pace con riferimenti nemmeno troppo velati a chi, come Putin, la rifiuta.
Nel discorso anche i riferimenti alla stessa causa sostenuta con forza tanto da papa Francesco quanto da Leone XIV ed ai loro appelli a “disarmare anche le parole”. La pace, in realtà – ha spiegato il capo dello stato – è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”. Un messaggio forte quello di Mattarella per la fine delle guerre in Europa e in Medio Oriente che rimane l’aspettativa centrale per il nuovo anno. E, in finale, un appello ai giovani perché siano “esigenti e coraggiosi” e pronti a costruire il futuro, come i loro bisnonni che ottant’anni fa diedero vita all’Italia repubblicana.
Nel suo undicesimo discorso di fine anno alla nazione, il quarto del suo secondo mandato al Quirinale, il presidente ha definito il 2025 come un anno “non facile”. E’ viva però la speranza di incontrare “un tempo migliore”. Di qui la sollecitazione agli italiani a “disarmare le parole”, secondo l’invito lanciato da papa Francesco e Leone XIV: “Raccogliamo questo invito. Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza – ha detto Mattarella – non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi”.
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