Dopo il peggior risultato per il suo partito dal 1903 nelle elezioni dello scorso 24 marzo, la leader socialdemocratica Mette Frederiksen è riuscita a formare un esecutivo di coalizione di centrosinistra in Danimarca. Si tratta di un governo di minoranza, elemento non insolito nei paesi nordici, che dispone di 82 seggi sui 90 di maggioranza al Folketing, ma gode del sostegno esterno di alcune formazioni minori, tra cui quello dei rappresentanti di Groenlandia e isole Faroe.
Trattative
“Dopo lunghe trattative, è stato possibile formare un governo”, ha dichiarato ai giornalisti Frederiksen in seguito all’incontro con il Re Federico X, a bordo dello yacht reale Dannebrog. I socialdemocratici hanno stretto un’alleanza con la Sinistra Verde, i Social-Liberali e i Moderati dell’ex premier Lars Løkke Rasmussen. L’accordo segna il terzo mandato per la quarantottenne Frederiksen, contraddistintasi in campagna elettorale per la ferma risposta alle minacce del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di annettere la Groenlandia, territorio autonomo danese. “Credo che tutti rimarranno sorpresi dalla nostra determinazione”, ha affermato Frederiksen. “il nostro programma di governo è positivo sia per le persone che vivono oggi in Danimarca sia per le generazioni future, oltre che per gli animali”. L’ultimo riferimento è all’allevamento di suini, questione che ha dominato la campagna elettorale per l’elevato livello di pesticidi riscontrati nell’acqua potabile. Dopo le elezioni di marzo, il principale rivale dei socialdemocratici, il partito di destra liberale Venstre, ha ottenuto un risultato negativo, mentre il Partito Popolare Danese di estrema destra ha triplicare i propri voti, raggiungendo il 9%.
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