Dopo il pranzo tra la Schlein e Conte rimane il vero nodo del Campo largo.
“Lo avevamo programmato”, spiega Conte slegando l’incontro dalle polemiche seguite alle sue parole su Kiev. “ Clima disteso, hanno fatto il punto sui prossimi passi”, riferivano dal Pd.
Tutte “supercazzole” secondo Dagospia.
Il fatto è che c’è una decisa spaccatura sulla politica estera, che deve essere la principale cerniera per un prossimo governo. Da una parte la segretaria dem vorrebbe un accordo prima delle primarie, come garanzia per l’intera coalizione, dall’altra Conte vorrebbe affidare le scelte ai cittadini con le primarie. Ovvero la politica estera del Campo largo verrebbe affidata alla volontà degli elettori.
Ma quale è il vero nodo del Campo largo? Lo spiega Francesco Verderami sul Corriere. “Come farà il centrosinistra a trovare un accordo sul programma se in cinque anni di legislatura non è quasi mai riuscito a sottoscrivere una mozione comune in Parlamento? E’ fuorviante la tesi che il problema della coalizione sia legato al nodo del candidato premier, per quanto sulla sfida tra Elly Schlein e Giuseppe Conte si concentri oggi l’attenzione mediatica ed inevitabilmente anche quella politica”.
”Il punto dirimente – prosegue a Verderami – è un altro: è la difficoltà a trovare una sintesi tra posizioni diverse, che offrirebbe l’immagine di una vera alleanza che punta a governare il paese. E’ l’intesa programmatica che rivela infatti la natura di una coalizione. Solo così c’è la garanzia di tenere insieme elettori di partiti diversi, a prescindere da chi guidi il Rassemblement ”.
In questo caos ha ripreso a circolare l’idea che, forse le primarie per la scelta del candidato premier non siano una buona idea. E se finissero in rissa? E se anziché incoronare il capo della coalizione, esponessero il Campo largo a un rito masochista in cui ci si dilania a vicenda? E se accadesse che nel caso vinca la Schlein, gli elettori del M5S non la votassero o nel caso in cui vinca Conte, il Pd si spaccasse, con i riformisti che se vanno?
A parlare di questo quadro è stato l’altro giorno sul Corriere Paolo Mieli. “Ma siamo sicuri che le primarie siano ancora una buona idea? Non sarebbe meglio rinunciare all’arena?”, le sue parole.
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