Trump scarica Zelensky sull’altare del gasolio di Putin. L’ira di Kiev. Ue spiazzata

C’è chi enfaticamente – come si fa dalle parti del Cremlino – definisce ‘storiche’ quelle parole di Trump sulla guerra russo-ucraina – e le considera come l’inizio di una de-escalation nelle relazioni tra Mosca e Washington. E chi invece, più semplicemente, con tanta rabbia e sano realismo – come avviene a Kiev e a Bruxelles – parla di tradimento e di ‘ennesimo voltafaccia’ del presidente americano sul conflitto in corso da quattro anni cuore dell’Europa; un Trump mai così duro con Zelensky, scaricato politicamente e invitato senza mezzi termini a farsi da parte per consentire un accordo che ponga fine alle ostilità. Zelensky “avrebbe potuto porre fine a questa guerra in molte occasioni, vuole creare problemi al mondo e agli agricoltori, è giunto il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente”, ha detto il tycoon prima di un comizio elettorale in Tennessee. Parole che delineano un cambio di rotta del capo della Casa Bianca più che pronto a scaricare il presidente ucraino e i suoi alleati e sostenitori europei sull’altare dei milioni di tonnellate di gasolio russo che Putin si è detto pronto a immettere sul mercato mondiale ottenendo in cambio lo stop alle sanzioni Usa nella speranza – coltivata soprattutto da un Trump pressato dalle proteste degli agricoltori alla vigilia del voto di metà mandato – che il prezzo mondiale del diesel si abbassi. Se questo poi significa mollare Kiev, incrinare il fronte occidentale a sostegno di Zelensky e dare una grossa mano a Putin nel suo tentativo di schiacciare la resistenza ucraina, beh, conoscendo Trump non c’è da meravigliarsi: non voleva il Nobel per tutte le guerre che aveva fatto finire? La mossa di oggi va forse interpretata in questa direzione. Una riappacificazione con lo zar del Cremlino, a qualunque costo, propedeutica ad un accordo Mosca-Kiev (ma senza Zelensky) con lui, l’inquilino della Casa Bianca, sullo sfondo a benedire il silenzio delle armi. Se le cose vanno come le immagina il tycoon, per il Nobel del 2027 c’è ancora tempo.

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Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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