“Il nemico sionista va eliminato e ogni attacco contro lo stato ebraico da parte di chiunque e di qualsiasi gruppo è un servizio reso all’umanità”: parola di Ali Khamenei, la guida suprema della Repubblica islamica, che ha parlato a Teheran alla cerimonia di commemorazione del defunto leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ucciso da un bombardamento israeliano a Beirut.
Khamenei ha incitato il mondo musulmano alla resistenza contro il “nemico sionista”, “un lupo assetato di sangue”, che – ha detto – si regge solo per il sostegno degli Stati Uniti ma che “non potrà mai vincere contro Hamas e Hezbollah”. Per essere più convincente l’ayatollah, che ha presieduto per la prima volta in cinque anni le preghiere del venerdì, durante il suo sermone si è fatto immortalare con in mano la canna di un fucile. Khamenei ha lanciato il suo appello ai musulmani sollecitando altri attacchi contro Israele come quello del 7 Ottobre, la strage compiuta da Hamas che ha poi prodotto la reazione rabbiosa di Israele su Gaza, una strage considerata “legittima” dalla guida suprema iraniana, come “legittima” per Teheran è la pioggia di missili lanciati contro Israele l’altro giorno, “la minima punizione” per i suoi crimini, ha assicurato l’ayatollah (quel 7 Ottobre che gli ebrei invece considerano il più grande pogrom che abbia colpito il popolo ebraico dopo l’Olocausto). Intanto a Beirut stanotte aerei israeliani hanno lanciato 73 tonnellate di bombe sui bunker del quartiere di Dehieh, la roccaforte degli Hezbollah in Libano. Secondo diverse fonti l’obiettivo del raid era il successore di Nasrallah, suo cugino Hashem Safieddine, di cui non si hanno più notizie: si presume sia rimasto ucciso.
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