Trump telefona a Putin (un colloquio di un’ora e mezza) che lo invita a Mosca, e annuncia l’avvio dei negoziati di pace. I due hanno già concordato di lavorare insieme, tanto che è previsto presto un incontro in Arabia Saudita.
Donald accelera “Avremo una tregua in Ucraina in un futuro non troppo distante”. In tre anni di guerra non era mai successo che vi fosse una conversazione telefonica tra Washington e Mosca ovvero direttamente tra i due leader.
Il presidente americano su Truth social spiega “Abbiamo parlato dei punti di forza delle nostre rispettive nazioni e del grande vantaggio che un giorno avremo lavorando insieme. Ma prima, come entrambi abbiamo concordato, vogliamo fermare i milioni di morti che si verificano nella guerra in Ucraina. Putin ha persino usato il mio forte motto della campagna elettorale ‘buon senso’”. Ancora “Abbiamo concordato di lavorare insieme, molto da vicino, anche visitando le rispettive nazioni. Abbiamo anche concordato di iniziare immediatamente i negoziati con i nostri team. Chiamerò subito il presidente Zelensky per informarlo”
Positiva la reazione del Cremlino. “Trump educato con Putin, questo il modo per dialogare con Mosca”, le parole del ministro degli Esteri Lavrov, che aggiunge “Il colloquio Trump-Putin si è svolto tra due persone “ben educate e istruite” con tanto di frecciata a Biden. “Una dimostrazione di quanto l’ex presidente e il suo staff e i loro satelliti europei abbiano abbandonato l’idea del dialogo e la diplomazia come metodo di comunicazione con il mondo esterno, optando invece per le minacce”.
E’ in corso un ribaltamento totale della dottrina Biden, che aveva sostenuto che sarebbe spettato a Kiev decidere se e quando sedersi al tavolo dei negoziati “Niente che riguardi l’Ucraina senza il consenso dell’Ucraina”. Il mantra di Trump invece è uno solo “La guerra deve finire”.
L’Europa, che nei piani di Trump sarà coinvolta solo in una seconda fase dei negoziati, è furiosa. Protestano Madrid, Parigi ma soprattutto Berlino. Scholz, tra l’altro alle prese con le elezioni interne tra pochi giorni, che lo danno per sconfitto, respinge questo tipo di pace.
Anche Zelensky, che in caso di pace dovrà pure affrontare il problema di elezioni interne, si lamenta “non è stato bello vedere che Trump abbia avuto un colloquio telefonico senza di lui” anche se è costretto gioco forza ad abbozzare dicendosi certo che l’Ucraina è una priorità per il presidente americano.
Una cosa appare chiara, Kiev non entrerà nella Nato e non riavrà le zone occupate dai russi.
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