La prima fumata si fa attendere. Ma è nera

La prima fumata si fa attendere, ma è nera. Alle 21, quattro ore e mezzo dopo l'”extra omnes” che aveva sigillato la cappella Sistina con dentro i suoi 133 cardinali elettori, i 50.000 fedeli riuniti in piazza San Pietro con gli occhi all’in su – fissi sul comignolo che è l’indiscusso protagonista di questo Conclave – hanno lanciato un corale sospiro di delusione rilasciando all’unisono il fiato trattenuto. E’ successo quando cominciava a far buio e i gabbiani che erano stati per tutto il pomeriggio a loro agio, come sentinelle, lì sul tetto di tegole antiche si sono fatti da parte e da quel tubo nero è apparsa una nebbiolina prima grigia e poi decisamente scura nelle sue volute, delle spirali esplicitamente chiare sull’assenza di accordo tra i porporati sul papa da eleggere dopo Francesco, il 267/mo. Non c’è stato neanche tempo per la suspense: quel fumo nero non si prestava ad un minimo sospetto. Ma l’epilogo di questa prima giornata del Conclave era previsto. D’altra parte mai successo che alla prima votazione si eleggesse il nuovo pontefice. Ci vuole tempo per conoscersi e questa necessità ha dominato la prima giornata di un Conclave mai affollato come quello in corso nella cappella affrescata da Michelangelo: 133 i porporati votanti, 18 in più rispetto all’ultimo. Molti non si conoscevano e si sono visti per la prima volta in questi giorni a Roma e la babele delle lingue – non tutti conoscono l’italiano – deve aver fatto il resto per giustificare in qualche modo il ‘ritardo’ della prima fumata, perdurando la regola del riserbo assoluto. Rispetto al conclave del 2013, iniziato alla stessa ora di quest’anno, la fumata ha ritardato di un’ora e venti (nel 2013 era arrivata alle 19.41). A pesare forse anche la lunghezza della meditazione del cardinale Raniero Cantalamessa, 45 minuti, e poi il fatto che i cardinali nella maggior parte sono neofiti. Le operazioni di voto hanno preso più tempo. Domani quanto ai tempi, queste le previsioni, andrà sicuramente meglio. Gli appuntamenti cominciano ad essere più impegnativi: due votazioni la mattina e due il pomeriggio. E i fedeli in piazza, con gli occhi incollati al comignolo, saranno sicuramente più dei 50.000 di oggi.

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Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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