Non è che in questo l’Italia differisca di molto dalle altre democrazie occidentali. La lotta tra maggioranza e opposizione è aspra ovunque, soprattutto con una politica diventata sempre più social. Ricca di insulti e molto spesso di accuse pretestuose.
Non sono più i tempi dei vecchi leader che parlavano poco ed in modo sempre attentamente studiato. Oggi prevale la qualunque. In autunno ci saranno le regionali e poi nel 2027, il tanto atteso appuntamento per le politiche.
La Meloni indubbiamente sta operando bene a livello internazionale, una leader che gode di grande considerazione ed appezzamento.
Poi ci sono dei numeri che le danno ragione anche a livello interno e contraddicono la versione catastrofista delle opposizioni che raccontano di un’Italia con un piede già nel baratro in preda ad una disperazione sociale, che può solo peggiorare. Per non parlare dei diritti, dei migranti e della guerra con la magistratura.
I numeri che premiano la leader partono dallo spread, il differenziale di rendimento dei titoli di stato con quelli tedeschi. Ieri è sceso a quota ottanta e rotti, cosa che non si verificava dal 2010 con Berlusconi, ultimo anno di quiete prima della tempesta, che lo portò alle dimissione. Evento del quale tanto si continua a discutere anche a distanza di anni. Poi c’è la Commissione europea, non certo una sua amica, che ha dato l’ok alla settima rata di circa diciotto miliardi de Pnrr, rendendo affidabili i progetti presentati dal governo.
Infine ci sono i sondaggi che confermano lo stato di salute della premier e degli altri partiti di maggioranza, nonostante il logorio fisiologico che normalmente colpisce chi sta al governo.
Attenzione però centrodestra e centrosinistra a ranghi compatti si equivalgono con differenze nella recente storia italiana di pochi migliaia di voti a livello nazionale. Anche se il centrosinistra pensa di potere essere avvantaggiato al centro sud dalla attuale legge elettorale nei collegi uninominali. Una partita aperta.
Sia Schlein che Conte battono il tasto del campo largo per chiamare a raccolta il loro bacino elettorale. Ma chi sarà determinante? E qui entra in gioco quel vecchio volpone, anche se è ancora giovane, di Matteo Renzi il famoso rottamatore, che ora aspira a rottamare la Meloni.
Renzi torna alle feste dell’Unita’ e spiega la necessità di allargare il campo largo con un contenitore centrista, reso necessario dallo spostamento a sinistra della Schlein. Che però all’interno del suo partito non sembra volere fare troppe concessione alla parte moderata. Addirittura vorrebbe anticipare il Congresso del Pd per questioni di liste. Riuscirà a tenere il campo largo? Ed infine non bisogna scordarsi di quel Calenda che ha più voti di Renzi.
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