Iran: Meloni, crisi complessa meglio se affrontata con spirito di coesione. “Governo non complice né isolato, nessuna richiesta per basi USA”

La crisi in Medio Oriente “investe direttamente la sicurezza, l’economia e gli interessi italiani ed europei”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene in Senato per puntualizzare la posizione dell’Italia, in “una crisi complessa, che ci impone di agire con lucidità e serietà. E mi auguro – rileva Meloni – che possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, preferiremmo non doverlo fare da soli”. Infatti, “è sempre auspicabile, nelle fasi più difficili della storia, che una nazione democratica sappia compattarsi intorno alla difesa dei propri interessi nazionali. Non lo dico per proporre una sorta di unanimismo peloso o per tentare di ‘neutralizzare’ la voce delle opposizioni. Lo dico, perché uno scenario come questo impone alle classi dirigenti responsabilità, lucidità e capacità di adattare le proprie decisioni alla rapidità degli eventi. Si può fare, senza rinunciare a nulla della propria identità politica e della propria alterità. Mi auguro che lo spirito di questo appello possa essere raccolto e che l’Italia possa parlare, nelle prossime settimane, con una sola voce”.

Cautela

Secondo la premier “non c’è un governo ‘complice’ di decisioni altrui, né tanto meno un governo ‘isolato’ in Europa e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere. Abbiamo affrontato la crisi con estrema cautela, in stretto raccordo con i nostri partner europei e in costante contatto con i leader del Medio Oriente e del Golfo, mettendo in campo tutti gli strumenti necessari sul piano politico-diplomatico, su quello militare e della sicurezza e su quello economico interno. Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali. Al venir meno di un ordine mondiale condiviso. Si tratta di un processo in corso da tempo, ma che ha avuto un punto di svolta ben preciso: l’anomalia dell’invasione di una nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, cioè proprio di quell’organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante. È in questo contesto di crisi, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano. Un intervento a cui, lo dico subito a scanso di ogni equivoco, l’Italia non prende parte e non intende prendere parte“.

Scegliere

Meloni sottolinea: “Il punto è che viviamo, purtroppo, in un mondo che ci costringe a scegliere tra cattive opzioni. Quindi, da una parte consideriamo drammatico l’avvio di un altro conflitto, e non sottovalutiamo gli impatti diretti – soprattutto di carattere economico – che quel conflitto può generare per l’Italia. Ma dall’altra sappiamo che si tratta di conseguenze che non sono neanche paragonabili ai rischi che correremmo se facessimo finta di nulla, di fronte allo scenario di un regime fondamentalista che massacra i suoi oppositori, colpisce i Paesi del Golfo e si dota di missili a lungo raggio con testate atomiche. Queste sono le nostre valutazioni, e le ragioni della nostra prudenza”. In questo quadro, Meloni indica “tre direzioni principali per la nostra azione immediata. Primo, dobbiamo lavorare sul piano diplomatico per verificare se, e quando, esistano i margini per un ritorno della diplomazia. Secondo, dobbiamo completare l’azione di messa in sicurezza delle decine di migliaia di italiani presenti nell’area e dare assistenza a chi è rimasto bloccato. Terzo, come già discusso in Parlamento, stiamo fornendo assetti di difesa aerea ai Paesi del Golfo, così come hanno fatto gli altri principali Paesi europei, perché in quell’area sono presenti decine di migliaia di cittadini italiani che dobbiamo proteggere, senza contare che, nel Golfo, sono di stanza circa 2000 soldati italiani. Inoltre, come sapete, abbiamo inviato una nostra unità navale a Cipro per sostenere un partner europeo che ha visto il proprio territorio colpito da parte iraniana”.

Accordi

La presidente del Consiglio ha inteso poi “fare chiarezza, ancora una volta, sul tema delle basi militari. Mi pare che tutti i partner europei si stiano attenendo a quello che prevedono i loro accordi in questa materia. Anche il Governo spagnolo ha detto che ‘esiste un accordo bilaterale tra Spagna e Stati Uniti’. Il che significa che l’accordo non viene messo in discussione e che non vengono messe in discussione tutte le attività che rientrano nell’accordo. È quello che sta facendo anche l’Italia e francamente stupisce che questa scelta venga condannata. Un po’ di logica, da questo punto di vista, non guasterebbe”. Poi, “nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere spetterebbe al governo. Ma ribadisco con chiarezza: la decisione, in quel caso, spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Così come ribadisco che noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”.

Speculazione

Sui rischi di una crisi energetica e di un balzo dell’inflazione, Meloni afferma: “Abbiamo predisposto tutti gli strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi e il contrasto a eventuali fenomeni speculativi. Stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette ‘accise mobili. Faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso – se necessario – recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili”.

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