A 24 ore dalla chiusura delle urne che hanno certificato la vittoria del NO galvanizzando il campo largo è subito terremoto lungo il crinale che unisce palazzo Chigi e via Arenula. E non è difficile immaginare chi lo abbia scatenato.
La premier è furiosa per il fiasco del SI e ha cominciato a puntare il dito. Giorgia Meloni ha parlato con Nordio già ieri sera, a caldo, e ancora stamane prima che il ministro – che si è intestato la sconfitta visto che la riforma della giustizia bocciata dagli italiani porta il suo nome – convocasse un vertice tesissimo nel suo ufficio con il sottosegretario Andrea Delmastro e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Doppia rinuncia. Dimissioni, prima la Bartolozzi malgrado il titolare di via Arenula abbia tentato fino all’ultimo di difenderla suggerendo un semplice demansionamento e poi a ruota Delmastro. Cogliendo l’aria che tira il sottosegretario ha lasciato il posto “irrevocabilmente” confessando di aver commesso una “leggerezza” nell’affare di quella bisteccheria in odore di mafia… Il ministro Nordio no, rimane e non si sa se avrebbe voluto lasciare ma abbia poi deciso di bere l’amaro calice per un altro anno, fino al voto politico del 2027, magari su input della premier Meloni ben consapevole che in un frangente come l’attuale le dimissioni di un sottosegretario sono una cosa e quelle di un ministro, e di un ministro di peso come quello della Giustizia, un’altra.
A palazzo Chigi non si vuole evocare o prestare il fianco in nessun modo ad una crisi. Il governo non chiederà la fiducia e va avanti, come ribadito a più riprese dalla premier, anche senza Delmastro e forse, anche senza la ministra de Turismo Daniela Santanchè che è stata sollecitata dalla Meloni a dimostrare la stessa “sensibilità istituzionale” di Delmastro e Bartolozzi…
Resta il fatto dell’umore della Meloni, in queste ore dominato da un’ira fredda. Il suo impegno diretto a favore del SI nella campagna per il referendum non ha ‘bucato’, forse anche perchè gli italiani sono presi e preoccupati per la guerra in Medio oriente scatenata da quell’amico imprevedibile che ha alla Casa Bianca e per la nuova austerity all’orizzonte. Ma le analisi del voto dicono altre due cose sulle quali la Meloni sta riflettendo attentamente per ragionare su come e dove intervenire, magari con un ‘franco’ confronto con gli alleati di coalizione (non tanto con Salvini ma con Tajani sì, ndr). La sua riforma, quella su cui ha messo la faccia, non ha conquistato il voto giovanile, e il suo impegno è stato di fatto vanificato dalla ‘pigrizia’ e dalla scarsa risposta dell’elettorato del centrodestra nelle regioni del Sud, proprio quelle guidate dalla coalizione al governo a Roma…
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