Sigonella: un altro ‘no’ agli Usa, quarant’anni dopo

Sigonella: un altro ‘no’ agli Usa, quarant’anni dopo. Nell’ottobre del 1985 fu il premier socialista Bettino Craxi ad opporsi alle richieste di Ronald Reagan, l’ultraconservatore inquilino della Casa Bianca, che a Sigonella voleva regolare i conti con i terroristi palestinesi autori del sequestro della nave da crociera Achille Lauro e dell’omicidio di un passeggero, l’ebreo americano Leon Klinghoffer, ucciso a colpi di kalashnikov e gettato in mare con la sua sedia a rotelle. Oggi, quarantuno anni dopo, è toccato a Giorgia Meloni, premier di un governo di centrodestra, e al suo ministro della Difesa Guido Crosetto dire un altro ‘no’, stavolta a Donald Trump, repubblicano come Reagan – ma le somiglianze finiscono qui – e negare l’uso della base siciliana ai bombardieri americani impegnati nei raid sull’Iran (con la giustificazione ufficiale che i velivoli avevano chiesto di poter atterrare a Sigonella quando già erano in volo, violando così gli accordi che regolano l’uso di quella base ‘mista’).

Circostanze meno drammatiche quelle di oggi rispetto all’episodio del 1985 perchè allora, nel momento più acuto della crisi più grave mai esistita nei rapporti tra Stati Uniti e Italia, si sfiorò l’ancor più clamoroso incidente quando carabinieri e avieri VAM della base di Sigonella circondarono, schierandosi a difesa, il velivolo egiziano con a bordo il commando palestinese dirottatore del transatlantico italiano contrapponendosi così agli uomini della Delta Force cui la casa Bianca aveva ordinato di catturare i terroristi a qualsiasi costo. Un doppio cerchio con le armi spianate a rappresentare più che plasticamente lo scontro politico in atto tra Roma e Washington. Le sicure vennero tolte ma le armi non vennero usate mentre si facevano sempre più roventi le telefonate tra Washington e palazzo Chigi, e Reagan mandava da Craxi l’ambasciatore Usa Maxwell Raab latore di una sorta di ultimatum. Poi, al culmine della crisi, la frenata: la ragionevolezza fece capolino tra le due capitali insieme alla consapevolezza reciproca che uno scontro armato tra militari italiani e Delta Force avrebbe avuto un effetto dirompente sulle relazioni transatlantiche. Si innestò la retromarcia e si ringraziò il sangue freddo e i nervi saldi di chi comandava in quel frangente i carabinieri e le truppe speciali Usa. Sarebbe bastato un niente.

La vicenda piano piano si stemperò, Craxi tenne duro promettendo che i terroristi avrebbero avuto un regolare processo in Italia (per la cronaca non andò proprio così: quattro di loro vennero effettivamente condannati ma il capo del commando, Abu Abbas, finto ‘mediatore’ ma in realtà guida del commando, la fece franca: qualche giorno dopo Sigonella riuscì a riparare in Jugoslavia imbarcandosi in gran segreto (!!!) su un aereo messo a disposizione da Belgrado, ndr) e Reagan si accontentò o finse di accontentarsi dell’impegno preso dal governo italiano pur rimproverando a Craxi la fuga di Abbas. E alla fine mentre Sigonella tornava alle normali attività quotidiane anche la Casa Bianca dette lo ‘sciogliete le righe’ agli uomini delle truppe speciali. Reagan suggellò quella conclusione con una sua lettera personale a Craxi, che iniziava con un “Dear Bettino”…

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Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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