La maggioranza ha deciso di accelerare i tempi sulla riforma della legge elettorale. L’opposizione insorge sulla decisione di fissare l’inizio della discussione sul testo in aula a Montecitorio in Aula il 26 giugno. Poi subito al Senato per l’approvazione definitiva già prima della pausa estiva ma più probabilmente ad ottobre.
C’è da ricordare ed in politica la scaramanzia è sempre stata presente, anche se in questo caso il centrodestra ha deciso di sfidare il gatto nero, che tutti quelli che hanno cambiato la legge elettorale hanno poi perso alle successive elezioni
Il nuovo sistema, cosidetto Stabilicum, perché vuole evitare un paventato pareggio con le attuali norme, oppure Bignamicum, dal deputato di Fi, che ne è stato l’ideatore, prevede una radicale trasformazione della legge vigente.
Quali le maggiori novità? Innanzitutto servirà indicare il candidato premier alla presentazione delle liste. Se nella maggioranza non ci sono discussioni sulla Meloni, il centrosinistra dovrà decidere prima del voto. E questo potrebbe avvantaggiare la Schlein su Conte. Il sistema sarà proporzionale sia per le coalizione che per le singole liste. Il premio di maggioranza, 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, andrà a chi ottiene almeno il 42% dei voti. C’è anche una eccezione, se il 42% viene raggiunto da una coalizione soltanto in una delle due Camere, la distribuzione dei seggi sarà totalmente proporzionale, senza ballottaggio. Ecco che anche se difficilmente potrebbe verificarsi uno sparigliamento con diverse alleanze possibili per il futuro governo. Infine le liste che potranno partecipare alla distribuzione dei seggi dovranno superare la soglia del 3%, ma nel caso di coalizioni rientrerebbe anche il primo dei partiti sotto il 3%.
Rimane il nodo preferenze per ora non previste anche se Fdl le vorrebbe. Si profila un muro contro muro sia alla Camera che al Senato tra gli opposti schieramenti. Da vedere se il centrosinistra proverà almeno ad inserirsi nel dibattito con sue proposte o se si attesterà sul gran rifiuto a tutto al grido di “complotto” della Meloni. Da ultimo poi bisognerà aspettare le eventuali osservazioni di Mattarella al momento della firma, visto che per Costituzione spetterà comunque a lui dare l’incarico per il nuovo governo, anche se l’indicazione potrebbe essere giunta dalle urne.
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