Vero colpo di scena sull’attentato a Ranucci. Non era la camorra ma il mandante,secondo le indagini,sarebbe Valter Lavitola, lui insieme ad un altro.
Lavitola, oggi sessantenne, non è uno sconosciuto per l’ideatore e curatore di Report. Anzi lo stesso Ranucci non nega una vera e propria amicizia “Per me Valter è un amico, dal 2019 ci sentiamo quasi tutti i giorni. Sono sconvolto, sconcertato, non so cosa pensare” , ancora “non riesco a credere che potrebbe fare del male a me o alla mia famiglia”.
La sera del 2i maggio di tre anni fa, come riportato all’epoca dal Riformista, sedevano insieme al tavolo del ristorante Cefalù di Monteverde di proprietà di Lavitola, insieme anche con un monsignor Giovanni Fusco, collaboratore del segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin e altri commensali. Una cena “meritevole di attenzione”, come fu spiegato dallo stesso giornale dopo che il suo direttore editoriale e lo stesso Ranucci, finirono ai ferri corti, per una serie di vicende.
Lavitola non è certo uno sconosciuto nemmeno al mondo politico, dove fu molto attivo, dopo Tangentopoli, quando dichiarandosi ex craxiano, riuscì a prendere l’Avanti, e nonostante già allora fosse molto chiacchierato, riuscì ad avvicinare Berlusconi per poi finire per ricattarlo per la vicenda del giro di prostituzione di Giampaolo Tarantini.
Dopo diverse condanne ed una fuga in Argentina e a Panama, venne condannato per tentata estorsione al Cavaliere e per appropriazione indebita di oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici per l’Avanti. Alla fine sconta, prima di ottenere i domiciliari, quattro anni nel carcere di Secondigliano.
Il suo nome è stato anche collegato allo scandalo dell’appartamento di Montecarlo, che di fatto sancì la fine politica di Gianfranco Fini.
I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno finito per risalire passaggio dopo passaggio, a quella che ritengono essere la testa della catena di comando dell’attentato avvenuto a Pomezia nell’ottobre del 2025, quando la macchina di Ranucci fu fatta saltare in aria sotto la sua abitazione.
Altro indagato un cittadino di origine nordafricana che avrebbe fatto da tramite tra Lavitola ed il commando (tutti arrestati,nel dettaglio Pellegrino D’Avino 27 anni, Antonio Passariello 53; Saverio Mutone 41, Luca Amato 21 e la 22enne Marika De Filippine. C’è anche un altro indagato, che essendo minorenne all’epoca dei fatti, non ha ricevuto alcuna misura cautelare). L’accusa è di essere ritenuti responsabili materiali dell’attentato, detenzione, porto e uso di esplosivo, minaccia e danneggiamento, reati aggravati dall’avere agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.
Per quanto riguarda Lavitola è stato solo iscritto nel registro degli indagati e almeno per ora non sono scattate le manette. Perquisita sua abitazione, dal Pc e dai cellulari sequestrati gli inquirenti puntano a scoprire il movemente. Un vero giallo.
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