Galeazzo Bignami capogruppo di Fdl in aula nel suo intervento sulle dichiarazioni di voto sulla richiesta di autorizzazione all’utilizzo del chat che chiamano in causa l’ex sottosegretario alla Giustizia Del Mastro, ha attaccato l’ex presidente della Repubblica, Scalfaro.
”Nel 1992 volevamo Paolo Borsellino presidente della Repubbliva, la sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro che libero’ 300 mafiosi”.
Si scatena un putiferio. Angelo Bonelli chiede la sospensione del capogruppo di Fdl alla Camera. Il Pd chiede la censura “certi limiti non sono valicabili, sono stati superati”.
Ma cosa successe veramente in quel maggio del 1992.
Francesco Cossiga democristiano sotto attacco della sinistra, il cui mandato sarebbe scaduto il 3 luglio, si era dimesso il 28 aprile.
Allora c’era un patto politico, siglato in un camper, che valeva dal 1989, il CAF, ovvero Craxi, Andreotti e Forlani. Ma tra Andreotti e Craxi rimanevano antiche ruggini, il leader socialista sospettava la vecchia volpe “alla fine finiscono tutte in pellicceria” di avere avuto qualche influenza sulle indagini per la metropolitana di Milano, prime avvisaglie di quella che fu Tangentopoli.
Andreotti voleva fare il presidente della Repubblica, pur senza essere mai riuscito a diventare segretario del partito per le opposizioni interne, carica che a quei tempi in termini di potere era molto di più che essere presidente del Consiglio.
Le elezioni politiche del 5 e 6 aprile del 1992 vedono un ridimensionamento della Dc, mentre il PSI perde due deputati ma guadagna 13 senatori.
La Dc, segretario Forlani ed il PSI, segretario Craxi, dopo votazioni di bandiera (E qui Bignami ha ragione il MSI candido’ Paolo Borsellino che prese 47 voti. Ma ovviamente con gli schieramenti del tempo non aveva nessuna possibilità di essere eletto), fecero un accordo Forlani alla presidenza della Repubblica, Bettino Craxi a palazzo Chigi.
Ma non avevano tenuto nel debito conto le aspirazioni di Giulio Andreotti che voleva il Colle a tutti i costi. Anche se mai lo avrebbe potuto ottenere così come avvenne per la segreteria dello scudo crociato. In troppi non si fidavano di lui a partire dal suo stesso partito con in testa Fanfani.
Forlani in due scrutini del 16 maggio 1992 manca l’elezione per 39 e 29 voti, che rappresenta il minimo dei margine del quorum non ottenuto da un candidato non eletto. Non c’erano molti dubbi sui franchi tiratori, gli andreottiani.
I cronisti politici del tempo ricordano bene, Andreotti prendere sottobraccio uno stralunato e pallidissimo Forlani ed accompagnarlo alla buvette di Montecitorio per offrigli un caffè.
Vecchie usanze democristiane e forse qualche speranza di rientrare in corsa. Ma cambia tutto, Forlani e a Craxi decidono uno scambio, un socialista al Colle ed un democristiano a palazzo Chigi,
E” un valzer di scrutini, con il socialista Giuliano Vassalli, non propriamente amato da Craxi, che al 14 scrutinio non raggiunge il quorum.
La quadra sembra raggiunta con la possibile candidatura di un altro socialista, Gino Giugni, giurista, padre dello Statuto dei lavoratori del 1970, (per conferma chiedere ai politici di allora) che probabilmente sarebbe diventato presidente.
Quando il 23 maggio arriva la notizia della strage di Capaci tutto cambia. Si invoca una scelta istituzionale, quindi o il presidente del Senato, il repubblicano Giovanni Spadolini, che era stato pure il primo premier non Dc della Repubblica, oppure quello della Camera Oscar Luigi Scalfaro, allora considerato uno della destra democristiana.
Quando i giochi sembravano fatti in favore di Spadolini, un democristiano, vicino a De Mita, Francesco D’Onofrio, nell’assemblea di deputati e senatori Dc, si alzò e disse “Va bene la scelta istituzionale, ma allora deve toccare a noi. Abbiamo Scalfaro”. La sua proposta fu accolta con un”ovazione. Il resto è storia.
Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.
Imposta in20righe come fonte preferita







