La morte di una ricercatrice di 28 anni in Siberia ha riacceso l’attenzione internazionale sulla peste polmonare e sulla sicurezza dei laboratori che studiano agenti patogeni ad alto rischio. Al centro del caso c’è la città di Irkutsk, dove le autorità hanno adottato misure straordinarie di sorveglianza sanitaria dopo il decesso di una dipendente dell’Anti-Plague Research Institute. La ricercatrice deceduta si chiamava Daria Shipilova, 28 anni, impiegata in un istituto specializzato nello studio della peste. Secondo quanto riportato dai media locali, il 25 settembre avrebbe accidentalmente rotto una provetta contenente l’agente patogeno della peste polmonare. Ricoverata pochi giorni dopo per una grave polmonite, la donna è morta nella notte tra il 1° e il 2 ottobre. Sul caso è già polemica tra Mosca e Washington mentre l’Oms vigila sui rischi – per ora molto bassi – di un’epidemia. La Russia per ora non ha confermato che la causa della morte della ricercatrice sia stata la peste polmonare ma cresce l’allarme mondiale perchè le informazioni su questo misterioso decesso escono con il contagocce dalla Siberia e tutti hanno ben presente ciò che accadde con la Cina per il Covid. E’ intervenuto anche il segretario di stato Usa Marco Rubio invitando Mosca al dovere della massima trasparenza e a condividere senza reticenze tutte le informazioni in suo possesso su ciò che è accaduto in Siberia. La risposta è stata abbastanza tranquillizzante (“Siamo assolutamente in grado di affrontare qualsiasi emergenza sanitaria”) ma anche un pò ‘puntuta’, con la sottolineatura che anche gli Usa nel giugno scorso “hanno registrato un caso di peste polmonare, 7 in un anno” e che, se gli americani avessero bisogno di una mano per fronteggiare il rischio di un’epidemia Mosca non si tirerebbe indietro e sarebbe pronta a collaborare dando tutto l’aiuto possibile passando sopra le attuali divergenze… Sul caso siberiano l’attenzione degli esperti si concentra sull’eventuale coinvolgimento della Yersinia pestis, il batterio responsabile della peste bubbonica e polmonare. Quest’ultima rappresenta la forma più delicata perché può trasmettersi da persona a persona attraverso le secrezioni respiratorie in caso di contatti stretti. “È una malattia potenzialmente molto grave e rapidamente evolutiva” affermano gli scienziati “ma – porecisano – oggi disponiamo di antibiotici efficaci: la tempestività della diagnosi e della terapia è decisiva”.
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