E’ durata tre ore ed è stata improntata alla massima collaborazione la deposizione del premier Conte a palazzo Chigi – come persona informata sui fatti – davanti alla Pm di Bergamo Maria Cristina Rota, in trasferta a Roma anche per sentire i ministri Speranza e Lamorgese, ascoltati subito dopo il presidente del Consiglio. Al centro dell’inchiesta e quindi delle domande e della testimonianza di Conte e dei due ministri la mancata istituzione della ‘zona rossa’ ad Alzano Lombardo e Nembro, nel Bergamasco, nei giorni di fine febbraio in cui in Val Seriana infuriava la pandemia da coronavirus mietendo centinaia di vittime. Colpa del governo o colpa della Regione? O di tutti e due? E in questa mancata zona rossa si possono ravvisare responsabilità penali? La pm di Bergamo nei giorni scorsi aveva sentito il governatore della regione Lombardia Fontana e l’assessore alla Sanità Gallera, quando era già iniziato il rimpallo delle responsabilità tra governo e Pirellone. Mercoledì a Bergamo un nutrito gruppo di parenti delle vittime di quell’ecatombe ha presentato cinquanta denunce in Procura per sapere la verità sulla morte dei loro congiunti. “Le audizioni si sono svolte in un clima di massima distensione e di massima collaborazione istituzionale” si è limitata a riferire la Pm al termine dell’incontro con Conte, Speranza e Lamorgese, ringraziando i membri del governo per le dichiarazioni rese. La Pm ha poi voluto precisare, in risposta ad una domanda, una sua dichiarazione del 29 maggio in cui attribuiva la responsabilità della mancata zona rossa al governo. Una precisazione che somiglia molto ad una correzione. “Lei aveva detto che la zona rossa era responsabilità del governo?”, le è stato chiesto dai giornalisti. “No. Avevo dichiarato che dalle dichiarazioni che avevamo in atto c’era quella, in quel momento. Oggi non ho altro da aggiungere”. Altra domanda: “Ci saranno indagati?”. Nessun commento, solo un “no, no” allargando le braccia. (foto: secoloditalia.it)