“Giorno storico ma non finisce qui” ha detto un euforico Donald Trump commentando un suo indubbio successo diplomatico: gli ‘accordi di Abramo’, cioè gli accordi di pace tra Israele da una parte ed Emirati Arabi e Bahrein dall’altra mediati dagli Usa e firmati oggi alla Casa Bianca, accordi finalizzati alla normalizzazione dei rapporti tra lo stato ebraico e i due paesi arabi in cambio della sospensione (ma non alla rinuncia) dell’annessione della Cisgiordania da parte di Gerusalemme . La firma di Trump sulla ‘pax americana’ in Medio Oriente apre uno scenario nuovo che allarga il tiro e potrebbe portare alla firma degli stessi accordi da parte di altri paesi arabi, con grande delusione dei palestinesi contrari a queste intese.

“Un giorno storico per la pace, nasce un nuovo Medio Oriente con un accordo che nessuno pensava fosse possibile e che a breve verrà firmato da altri cinque o sei Paesi arabi” ha aggiunto il presidente americano che anche grazie agli accordi di Abramo spera di rimontare il gap che lo separa nei sondaggi dallo sfidante Joe Biden a sette settimane dalle presidenziali e fa addirittura un pensierino al Nobel per la pace. Trump non ha fatto i nomi degli altri paesi arabi che potrebbero aggiungere la loro firma alle intese sottoscritte oggi ma si sa che candidati sono l’Oman e l’Arabia Saudita, sempre in funzione anti-Iran.

“Una nuova alba di pace, superiamo le divisioni e ascoltiamo il battito della storia” ha fatto eco a Trump il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che ha siglato le intese con i ministri degli Esteri degli altri due Paesi, rispettivamente Abdullah bin Zayed Al Nahyan e Khalid bin Ahmed bin Mohammed Al Khalifa. Con tutti e tre il presidente Usa ha avuto colloqui separati. Emirati e Bahrein non sono mai stati in guerra con Israele e quelli firmati oggi non sono veri e propri trattati di pace come quelli siglati tra Israele ed Egitto nel 1979 e Israele e Giordania nel 1994 ma secondo molti osservatori si tratta comunque di intese storiche che cambiano la mappa e gli equilibri mediorientali, consolidando l’accettazione di Israele nel mondo arabo.

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