Hotel
(foto account Facebook hotel Bauer Venezia)

Un hotel su 4 a Roma non riaprirà. Personale ricollocato e licenziamenti, più o meno mascherati, in tutta Italia. Settore in crisi profonda, nonostante i ristori straordinari a fronte dell’emergenza sanitaria

Crisi alberghiera per il Covid-19. La Federalberghi chiede al governo che “il turismo riparta dalle vaccinazioni” di operatori e dipendenti. Il settore alberghiero è uno di quelli che ha dovuto stringere i denti più di tutti e che, a differenza di bar e ristoranti, non vede la luce nemmeno in zona gialla. Se i turisti non arrivano dall’estero e non ci si può spostare tra le regioni se non per necessità comprovata, è chiaro che gli hotel rimangono vuoti. La Federalberghi chiede almeno di incominciare a vaccinare i lavoratori. Un passo per rendere gli hotel in Italia luoghi sicuri. Davvero la situazione sta sfuggendo di mano. Oltre alle vaccinazioni gli operatori alberghieri chiedono anche più tutele: ristori adeguati e aiuti concreti contro i licenziamenti.

Licenziamenti

Sembra proprio che, come al solito in Italia, fatta la legge trovato l’inganno. Perché non è vero che non si possa licenziare. La formula usata dagli imprenditori in difficoltà è “cessata attività e messa in liquidazione” delle società a cui fanno capo le strutture alberghiere o altre attività legate al turismo (e questo ovviamente vale anche per gli altri settori). Basta passare da una società all’altra, tra un appalto e l’altro, con contratti via via peggiorativi – sia per le condizioni lavorative sia dal punto di vista economico – e formalmente non si viene licenziati, ma ricollocati o semplicemente spostati da una società a un’altra. È un vecchio trucco, che le norme di legge non riescono ad arginare. Con l’emergenza sanitaria che ha paralizzato i trasporti tra le regioni e ha bloccato navi, treni ed aerei tutto l’indotto del settore alberghiero e turistico in generale è al collasso. Da chi gestisce le pulizie al facchinaggio.

Fatturato zero

A Roma è allarme rosso: secondo Federalberghi un hotel su 4 non riaprirà. Per ora nella capitale sono aperti circa 80 alberghi su un numero complessivo di 1200 (il 95% degli hotel rimangono chiusi). La situazione del centro è più difficile che nelle zone periferiche, per la mancanza totale del turismo esterno e perché i costi generali sono più pesanti. Servono i ristori e gli esoneri dalle tasse, perché la realtà è che la maggior parte degli albergatori ha un fatturato pari a zero. E chi non riuscirà più a pagare gli affitti o ha troppi arretrati scoperti non riuscirà a riaprire. Le città più colpite in Italia oltre a Roma sono Milano, Torino, Bologna e Napoli. Anche Venezia non scherza: le presenze nelle strutture alberghiere sono diminuite del 90% nel 2020 rispetto all’anno precedente. Con l’impossibilità di svolgere le festività in presenza per il Carnevale – un evento imponente a Venezia, che quest’anno sarà assolutamente digitale – l’inizio del 2021 non promette ancora nessuna evoluzione positiva.

(foto account Facebook hotel Bauer Venezia)