Draghi spacca i Cinquestelle (e anche il centrodestra). L’incognita Conte

“L’emergenza richiede risposte all’altezza. Sono fiducioso che dal confronto con i partiti emerga unità'” ha detto Mario Draghi stamane al Quirinale accettando da Mattarella l’incarico di formare il nuovo governo. Ma di questa auspicata unità non se ne è vista traccia in queste prime ore e l’impresa di SuperMario sembra disseminata di ostacoli anche se è difficile pensare che tanto lui quanto il capo dello stato non abbiano assi nella manica di riserva per provare a superare le difficoltà. Ostacoli a partire dai numeri che al momento, contando l’ex-governatore Bce sul sostegno esplicito solo di Pd, Italia Viva, Forza Italia, la galassia centrista e +Europa, non gli consegnerebbero la fiducia né alla Camera né al Senato (a Montecitorio gli mancherebbero 131 voti, a palazzo Madama 63). Determinanti sarebbero i voti dei Cinquestelle e/o della Lega ma si tratta di due forze politiche tra le più divise al loro interno proprio sul sostegno da dare o negare a Draghi.

L’irruzione dell’ex-numero 1 di Francoforte sulla scena politica, accompagnata dal naufragio della riedizione di un governo Conte, ha in particolare spaccato i Cinquestelle. I vertici M5s a più riprese in queste prime ore hanno detto no al governo ‘tecnico’ di Draghi, e anche Grillo sarebbe contrario. Di Maio ha invocato un governo politico, Crimi ha ribadito il suo niet suggerendo di chiedere il parere della piattaforma Rousseau. Di Battista dall’esterno del Palazzo ha sparato a palle incatenate contro il presidente incaricato chiamato “l’apostolo delle élites” davanti al quale i grillini non devono inginocchiarsi. Ma una buona parte dei deputati Cinquestelle non la penserebbe così e sarebbe tentata di dire sì all’ex-presidente della banca centrale europea .

Un’assemblea di deputati e senatori grillini è in corso da ore e la sua conclusione chiarirà meglio le intenzioni del Movimento. C’è da considerare poi che le consultazioni vere e proprie di Draghi non sono ancora cominciate: partiranno alla Camera domani pomeriggio. In più i Cinquestelle hanno accettato di partecipare ad un vertice con Pd e Leu in cui i democratici tenteranno di far ragionare i grillini anche per salvare il salvabile dell’alleanza per loro ancora strategica che ha retto il Conte 2. Infine c’è il caso Conte: silenzioso dal giorno delle dimissioni. Il premier dimissionario ha ricevuto oggi a palazzo Chigi il presidente incaricato: un incontro irrituale, lunghissimo, intorno al quale sono fiorite illazioni e si sono sprecati i rumors come quello di un’offerta di un vice-premierato a Conte (evidentemente per incidere sull’atteggiamento negativo dei grillini, che in Parlamento contano sulla truppa più numerosa: 191 deputati e 92 senatori), offerta che sarebbe stata rifiutata.

Ma Draghi sta dividendo anche il centrodestra per niente granitico. Salvini e la Lega (ma non tutta, a partire da Giorgetti) sono attestati sul leit-motiv “al voto subito” accompagnato però da qualche apertura: “Nessun no preventivo – ha detto Salvini – ascoltiamo sul programma il presidente incaricato, poi valutiamo”. Forza Italia è schierata apertamente per il pieno sostegno al nuovo governo. Giorgia Meloni, la più dura contro Draghi, è sostenitrice del voto subito senza se e senza ma, ma alla fine di un vertice serale ha proposto una mediazione tra Fdi, Lega e Fi centrata sull’astensione, motivata dalla necessità di preservare l’unità del centrodestra. Domani con l’inizio delle consultazioni si comincia a passare dalle parole ai fatti.

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Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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