(foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Nella lotta al virus Mario Draghi ha confermato l’obiettivo delle 500.000 vaccinazioni al giorno da raggiungere entro il mese (oggi sono state 290.000) ed ha tuonato contro ‘furbetti’ e non che saltano la fila per farsi vaccinare. Rispetto all’insistenza di Salvini e di tutto il centrodestra sulle riaperture il premier ha legato la fine delle eventuali restrizioni, al momento in vigore fino al 30 aprile, oltre che alle condizioni di sicurezza fondate sui dati epidemiologici, proprio all’andamento della campagna vaccinale nelle varie regioni.

Insomma il premier non ha una “data certa” da offrire a chi sta pagando in termini economici un prezzo altissimo al Covid. In una conferenza stampa a palazzo Chigi dopo l’incontro con regioni, province e comuni anche sul Recovery plan il premier ha ‘assolto’ AstraZeneca (84 decessi su 25 milioni di inoculazioni, ha precisato Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità) ed ha invitato gli italiani a continuare ad utilizzare il vaccino anglo-svedese, lo stesso che si è fatto inoculare lui. Complessivamente, in un’ora di ping-pong con i giornalisti, un messaggio di fiducia sull’esito complessivo della lotta al coronavirus nel nostro paese ed una disponibilità a ‘riaprire’ se cala il rischio di morte delle persone più fragili.

Ma c’è stato un momento, proprio sui vaccini, in cui Draghi è sembrato perdere la pazienza non nascondendo la sua irritazione nei confronti di chi “salta la fila” sottraendo in sostanza vaccini agli ultrasettantenni e mettendoli così a rischio di morte.  “Ma con che coscienza la gente salta la lista e si fa vaccinare sapendo che lascia esposto a rischio concreto di morte persone over 75 o persone fragili?” è sbottato ad un certo punto Draghi. “Uno può banalizzare e dire: smettetela di vaccinare chi ha meno di 60 anni, i giovani o ragazzi, psicologi di 35 anni. Queste platee di operatori sanitari che si allargano…” ha aggiunto prendendosela non solo con i ‘furbetti’ ma con tutti coloro, giovani o in età non a rischio, che hanno sfruttato le ‘autostrade’ vaccinali concesse ad alcune particolari categorie dalle regioni. Così non va. E’ un allargamento delle liste rispetto alle fasce d’età che il premier proprio non capisce. Un andazzo che rischia di allontanare l’obiettivo del mezzo milione di vaccinazioni al giorno. Perchè – ha continuato il premier – il problema non sono i vaccini che, contrariamente a quanto si legge o si pensa, ci sono: “Ce ne sono, ne arriveranno quanti ne servono. Le dosi di aprile sono sufficienti a vaccinare tutta la popolazione che ha più di ottant’anni e gran parte degli over 75”.

Quindi la difesa a spada tratta del ministro della Salute dagli attacchi di Salvini che negli ultimi tempi ha messo nel mirino Speranza. Oggi il premier ha visto il leader della Lega a palazzo Chigi ma ha anche ricevuto Bersani, andato a perorare la causa del titolare della Salute, suo compagno di partito. Il risultato? Un deciso Draghi: “Cosa ho detto a Salvini? Che Speranza lo ho voluto io nel governo e che ne ho la massima stima”. Una battuta anche sul ‘sofa-gate’, l’offesa di Erdogan alla presidente della Commissione Ursula Von der Leyen “umiliata” a Istanbul: Draghi ha parlato di gesto “non appropriato” del presidente turco (“Un dittatore, queste persone chiamiamole per quel che sono…”ha chiosato) che gli è dispiaciuto moltissimo.

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