Palazzo Chigi
(foto da sito governo.it)

Detto e fatto. Draghi ha accelerato sul certificato verde, come si era impegnato a fare, ed ha ottenuto oggi dal Consiglio dei ministri un via libera unanime al super-Green Pass.

Superate le resistenze di Salvini. Anche i ministri della Lega infatti hanno dato il loro Ok alla carta verde per tutti i lavoratori, del pubblico e del privato. in sostanza hanno messo nero su bianco un obbligo che coinvolgerà 23 milioni di persone.

Dal 15 ottobre milioni di lavoratori dovranno esibire il passaporto verde al loro ingresso negli uffici e nelle fabbriche, nelle scuole e negli ospedali, cioè in qualunque luogo siano chiamati a svolgere la loro attività, a partire dal 15 ottobre. Chi ne sarà sprovvisto non potrà entrare nei luoghi di lavoro e incorrerà nella sospensione dello stipendio al quinto giorno di quella che verrà considerata una “assenza ingiustificata” (ma non è previsto il licenziamento). Il decreto che istituisce il super-Green Pass è una poderosa spinta voluta dal governo alla vaccinazione di massa che dovrebbe portare ad un 80% di popolazione immunizzata entro la fine di settembre. Chi non ottempera rischia multe salatissime, fino a 1500 euro. Taglio sul costo dei tamponi: gratis per chi non può vaccinarsi, calmierato per gli altri (8 euro per chi ha meno di 18 anni, 15 euro per tutti gli altri fino alla fine dell’anno che coincide con la fine dello stato di emergenza).

All’obbligo dovranno adeguarsi tutti, dai magistrati agli autonomi alle colf. E tutti vuol dire anche gli onorevoli (l’obbligo del green pass per eletti e vertici delle istituzioni era in extremis una richiesta di Salvini). In attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale nel testo del decreto si legge che l’obbligo di Green pass per l’accesso ai luoghi di lavoro si applica anche “ai soggetti titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice”. La bozza del dl estende così l’obbligo e le relative sanzioni a sindaci e presidenti di Regione, nonché ai consiglieri. Quanto agli organi costituzionali – come le Camere e la Consulta – l’esecutivo non può intervenire direttamente dal momento che questi organi hanno un’autonomia decisionale. Ma il decreto dispone che questi organi si adeguino: “Gli organi costituzionali, ciascuno nell’ambito della propria autonomia, adeguano il proprio ordinamento”.