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domenica, 29 Maggio 2022

L’hanno chiamata Omicron per non offendere il leader cinese Xi

Da 48 ore molti si chiedono perchè l’ultima preoccupante variante del Covid, quella individuata per la prima volta in Sudafrica, sia stata battezzata dall’Organizzazione mondiale della Sanità con il nome ‘Omicron’.

Perchè cioè – visto che le dodici varianti finora scoperte sono state tutte abbinate in sequenza alle lettere dell’alfabeto greco – l’ultima, la tredicesima, questa sudafricana, non sia stata chiamata nè ‘Nu’ come sarebbe stato logico e nè ‘Xi’, rispettivamente tredicesima e quattordicesima lettera dello stesso alfabeto, ma la scelta sia caduta sulla quindicesima lettera, Omicron appunto. Una spiegazione c’è ed ha a che vedere con l’educazione, le assonanze e la geopolitica.

Sembra che ‘Nu’ sia stata scartata perche troppo simile nella pronuncia all’inglese ‘new’ (la situazione è già tragica, devono aver pensato a Ginevra, meglio evitare confusioni). E ‘Xi’ pure è stata saltata per evitare facili accostamenti con il cognome del leader cinese Xi Jinping. Tra le linee guida dell’Oms, come spiega l’Huffington Post, c’è infatti anche quella di non usare nomi che possano danneggiare gruppi culturali, sociali, nazionali, regionali, professionali o etnici.

Saltando due lettere e ricorrendo a Omicron (qualche vaga assonanza con il francese Macron c’è ma allora non si finirebbe più…) l’Oms ha voluto quindi evitare il rischio di offendere il leader cinese che non avrebbe certo gradito veder accostato il suo nome all’ultima mutazione del Covid che sta mettendo di nuovo in allarme il mondo. Tanto più che proprio sulla pandemia da Coronavirus la Cina qualche nervo scoperto già ha mostrato di averlo.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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