Tutto poteva succedere e molte altre cose potranno ancora succedere dalla guerra di Putin all’Ucraina, ma certo la decisione dell’Italia di concedere aiuti militari al paese invaso è storica. Quasi impensabile fino a qualche tempo fa. Il Consiglio dei ministri ha deciso all’unanimità’, anche con l’appoggio esterno di Fratelli d’Italia, di approvare un decreto che consente di inviare aiuti militari agli ucraini, armamenti di vario tipo. Prima della riunione del Cdm c’è stata una telefonata tra il premier Draghi e Matteo Salvini, che all’inizio sembrava un po’ riluttante sull’iniziativa. Salvini voleva che l’Italia offrisse si aiuti ma non armi, che sono letali. Ora l’Italia, a meno che i negoziati di pace non diano i loro frutti, si troverà, al di là dei giudizi morali, parte del conflitto. Perché inviare armi è comunque un atto, se non di guerra, sicuramente fortemente ostile dei confronti della Russia. Quando sono tuoi i mezzi per combattere il nemico, non si può dire di non essere coinvolti direttamente. Naturalmente con le conseguenze che ne potrebbero scaturire. E poi inviare missili o mitragliatori di ultima generazione non è come mandare un dono con un manuale annesso di istruzioni. Sono equipaggiamenti di alto livellò tecnologico che necessitano della esperienza di chi sa sa usarli. E chi andrà in Ucraina per l’eventuale addestramento? Lì sì sarebbe un coinvolgimento diretto.
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