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mercoledì, 1 Febbraio 2023

Ucraina: la guerra può provocare una ‘tempesta’ economica come nel ’73

  • La guerra in Ucraina arriva in un momento delicato per l’economia mondiale che stava appena iniziando a riprendersi dalla pandemia. Potrebbero esserci conseguenze economiche di vasta portata: crollo dei mercati finanziari e picco del prezzo del petrolio. Come ai tempi della guerra dello Yom Kippur del 1973 che provocò una crisi petrolifera tale da scuotere l’economia mondiale dalle fondamenta segnando la fine del boom economico.

Secondo il professor Steve Schifferes, esperto di politica economica internazionale alla City University of London, l’economia mondiale di oggi è molto più grande di allora ma, negli ultimi decenni, è cresciuta molto più lentamente e la pandemia le ha inferto un duro colpo, con governi costretti a spendere grandi somme di denaro per salvare le loro economie.

Le prospettive economiche ne escono indebolite per l’aumento dei costi dell’energia e l’interruzione delle catene di approvvigionamento, fattori in peggioramento per la crisi ucraina. La Russia è il più grande fornitore di gas e petrolio dell’UE e costi energetici più alti significano trasporti più costosi. Ma forse il più grande rischio per l’economia mondiale è che una crisi prolungata porti con sé la stagflazione: elevata inflazione, crescita nulla. Proprio come all’indomani della crisi petrolifera del 1973.

Secondo l’esperto della City University of London un’inflazione in costante rialzo non farà che aumentare il costo della vita per i consumatori. Si tratta di un problema anche per le banche centrali. La maggior parte di loro sta ora pianificando di ritirare gradualmente il denaro iniettato durante la pandemia per sostenere le economie e, al tempo stesso, alzare gradualmente i tassi di interesse per frenare l’inflazione. “Non servirà – spiega Schifferes – e lo sappiamo proprio perché è già successo. Durante la crisi degli anni ’70, la Federal Reserve aveva alzato i tassi d’interesse al 10% nel 1978, causando una profonda recessione. L’anno seguente, i tassi d’interesse della Bank of England raggiunsero il 17%, provocando il declino economico”.

Le speranze che le pressioni inflazionistiche si allentino entro la metà del 2022 sono ottimistiche. La Russia e l’Ucraina sono tra i più grandi esportatori di grano al mondo e molti paesi, soprattutto in Europa, dipendono dal petrolio e dal gas russo. I prezzi dell’energia e del cibo potrebbero aumentare. E con l’inflazione, potrebbero esserci rivendicazioni salariali tali da innescare una spirale prezzi-salari-prezzi, dove a stipendi più alti per compensare l’aumento del costo della vita, corrisponderebbe un aumento dei prezzi da parte delle aziende per pagare gli aumenti salariali. Inflazione significa anche che la spesa pubblica potrebbe diminuire, riducendo i servizi e comprimendo i compensi nella pubblica amministrazione. Dal canto loro, le aziende potrebbero scegliere di licenziare, facendo aumentare la disoccupazione.

E il mercato azionario? Mentre le banche centrali hanno pompato enormi quantità di denaro nei mercati finanziari per tentare di stabilizzare un’economia debole, i mercati azionari, nell’ultimo decennio, sono saliti in media di quasi il 10% ogni anno. Le azioni avevano già iniziato a scendere a inizio 2022 e, con la guerra, sono scese ulteriormente. Con la stagflazione, le banche centrali dovranno ridurre il loro sostegno all’economia: un’economia che rallenta colpirebbe i profitti delle aziende e deprimerebbe ulteriormente i prezzi delle azioni, anche se i titoli energetici, quelli, salirebbero. Gli investimenti e la fiducia potrebbero risentirne, portando a una limitata creazione di nuovi posti di lavoro.

Le previsioni dell’esperto londinese sono un segnale d’allarme soprattutto per l’Europa e per gli Usa: il Vecchio continente sarà probabilmente il primo ad essere colpito dalla tempesta economica, in parte a causa della sua maggiore dipendenza dalle forniture energetiche russe, ma anche per la sua vicinanza geografica ad una guerra che si sta combattendo alle sue porte. Ma conseguenze anche per gli Stati Uniti: negli USA – sostiene Schifferes – qualsiasi difficoltà economica potrebbe indebolire l’amministrazione Biden e esacerbare la tendenza all’isolazionismo e all’America First. Nel frattempo, un’alleanza tra Russia e Cina potrebbe rafforzarle economicamente e militarmente, scavalcando l’effetto delle sanzioni.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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