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lunedì, 8 Agosto 2022

Obiettivo primario di Mosca è tutto il Donbass. La guerra finirà il 9 maggio? Finora 5.000 tra morti e feriti russi

Pochi o nulli i passi avanti nel negoziato tra russi e ucraini per la fine delle ostilità o almeno per un cessate il fuoco.

Zelensky dice che “la vittoria è vicina” e pressa Nato e Unione europea per avere più aiuti militari anche se diversi analisti ritengono che l’esercito russo stia in realtà solo riprendendo fiato prima di un’ulteriore offensiva.

Intanto ad un mese dall’inizio della guerra Mosca svela qual è il primo obiettivo per le forze russe in Ucraina: il controllo dell’intera regione del Donbass, nell’est del Paese. Lo ha detto il ministero della Difesa di Mosca citato dalla Tass. “Le forze armate russe si concentreranno sulla completa liberazione del Donbass”, si legge in una nota del ministero. Gli attacchi per infliggere perdite alle forze ucraine nei territori assediati, si aggiunge nel comunicato, hanno lo scopo di impedire che Kiev invii rinforzi verso il Donbass. Che l’attenzione dell’esercito di Putin si concentri sulla regione orientale del paese viene confermato da fonti dell’esercito ucraino secondo cui i russi sarebbero riusciti a creare un ‘corridoio’ via terra in grado di unire la Crimea al Donbass.

Secondo media occidentali (Sky news) ci sarebbe però una data per la fine della guerra, ed è quella che sarebbe stata comunicata dagli ufficiali russi ai soldati impegnati nell'”operazione militare speciale”: il 9 maggio, la ‘Giornata della Vittoria’, che in Russia celebra la capitolazione della Germania nazista e la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945. Durante l’esistenza dell’Urss, il Giorno della Vittoria era festeggiato in tutti i paesi del blocco orientale, diventando una festa ufficiale a partire dal 1965. Nel corso degli anni ’90 il Giorno della Vittoria veniva commemorato con feste molto più modeste. La situazione è cambiata quando Vladimir Putin è salito al potere ed ha iniziato a promuovere il prestigio storico e culturale della Russia. Il festeggiamento del 60º anniversario del Giorno della Vittoria in Russia nel 2005 è diventata la più grande festa nazionale e popolare. Ma è nel 2015 che il 70º anniversario della vittoria sulla Germania nazista ha dimostrato una grande ondata di orgoglio nazionale. 16.000 soldati russi, 1.300 militari da 10 paesi, circa 200 mezzi corazzati, 150 aerei ed elicotteri da combattimento hanno sfilato a Mosca in quella che è stata la più imponente parata della Russia contemporanea. Facendo gli onori di casa il Presidente Putin, oltre al tradizionale discorso, ha annunciato un minuto di silenzio in memoria delle vittime sovietiche: 27 milioni.

Oggi il ministero della Difesa di Mosca ha aggiornato i dati sulle sue vittime: 1.351 i soldati russi morti nell’invasione dell’Ucraina mentre i feriti dichiarati da Mosca sono 3.825, secondo l’Interfax. Negli ultimi giorni, alcune fonti Usa sono arrivate a stimare una cifra tra 7 e 15 mila per le perdite russe, con un conteggio che arriverebbe fino a 40mila includendo i feriti. Il 21 marzo sulla Komsomolskaya Pravda, un giornale filo-Cremlino, è stato pubblicato un bilancio delle perdite russe: 9.861 morti e 16.153 feriti, ma nel giro di poche ore la testata ha cambiato il contenuto online, denunciando un hackeraggio. Il Cremlino non diffondeva informazioni sulle vittime dallo scorso 2 marzo, quando aveva riconosciuto il numero di 498 militari morti. Secondo la Difesa russa poi ci sono sul campo quasi 6.600 combattenti arrivati da 62 Paesi stranieri: si tratta, afferma il ministero citato dalla Tass, di “mercenari e terroristi”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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