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martedì, 16 Agosto 2022

Putin, tregua solo con la bandiera bianca sull’acciaieria

Negoziati in stand-by e non si parla nemmeno di una tregua umanitaria.

Il cinquantottesimo giorno della guerra in Ucraina non fa intravedere spiragli di nessun tipo. Il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha detto chiaro e tondo che le trattative con Kiev “sono in stallo” perchè Zelensky nicchia e non risponde alle proposte di Mosca. Da parte sua il presidente ucraino ha accusato i russi di non aver aderito alla proposta di una tregua umanitaria per la Pasqua ortodossa (che cade domenica), avanzata anche dal segretario generale dell’Onu Guterres che incontrerà Putin a Mosca il 26 maggio.

“Nessuna tregua finchè dall’acciaieria di Azovstal di Mariupol non si alzerà una bandiera bianca” è stata la controreplica di Vladimir Putin – insieme alle solite accuse di un’Ue guerrafondaia – in una telefonata con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Il presidente russo in quel colloquio ha ricordato di aver ordinato di annullare l’ultimo assalto dei suoi soldati all’acciaieria confermando però che uno stop ai combattimenti potrà esserci solo “quando le forze ucraine rintanate nello stabilimento Azovstal, bloccato dall’esercito russo, si arrenderanno”.

Putin vuole insomma la resa dei resistenti, militari e civili, asserragliati nell’impianto industriale di Mariupol promettendo di salvare la vita a chi si arrenderà: “A tutti i soldati dell’esercito ucraino, i militanti dei battaglioni nazionalisti e i mercenari stranieri è stato garantito che avrebbero avuto salva la vita, un trattamento decente in linea con il diritto internazionale e adeguata assistenza medica”. Ma – ha aggiunto nella stessa telefonata – “il regime di Kiev non permette loro di cogliere questa possibilità”. Il generale russo Mikhail Mizintsev, citato dalla Tass, è ancora più preciso sulle condizioni poste da Mosca: “La tregua inizierà quando le forze ucraine alzeranno le bandiere bianche lungo l’intero perimetro o alcune rotte che portano fuori da Azovstal. Non appena si vedranno, l’esercito russo e le forze della Repubblica popolare di Donetsk interromperanno i combattimenti e garantiranno un’uscita sicura verso i luoghi di incontro dei convogli umanitari”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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