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martedì, 5 Luglio 2022

Il 9 maggio di Putin, “La Nato era pronta all’attacco, da noi un atto preventivo e giusto”. Zelensky, “E’ come Hitler”

Non ha mai nominato l’Ucraina, ma se l’è presa con la Nato che “stava per aggredire la Russia” ed ha parlato di “atto preventivo” e quindi “giusto” per giustificare l’invasione del paese confinante da parte dell’esercito russo.

Vladimir Putin ha aperto con il suo discorso sulla piazza Rossa la mega-parata militare, che ha coinvolto 11.000 soldati e mezzi militari e armi di tutti i tipi, compresi i missili superveloci di ultima generazione: una festa patriottica a Mosca come in altre decine di città per ricordare il 9 maggio di 77 anni fa, la vittoria dei sovietici sul nazismo, nel 1945, a conclusione di un conflitto mondiale costato la vita a 27 milioni di sovietici, di cui 8 milioni ucraini. Ed il suo attesissimo intervento secondo molti osservatori ha colpito più per ciò non ha detto che non per le sue affermazioni in gran parte scontate in una ricorrenza storica che proprio per sua volontà (da vent’anni, cioè da quando Putin è al potere), ha assunto rilievo e importanza ed è celebrata in tutto il paese. Il presidente russo non ha parlato nè di ‘guerra globale’, come alcuni temevano, nè di scenari nucleari. Tanto meno di mobilitazione generale, che sarebbe stata un’ammissione di difficoltà incontrate nella guerra, giunta al suo settantacinquesimo giorno, per la resistenza degli ucraini.

Da parte sua il presidente ucraino Volodymyr Zelensky gli ha replicato con toni durissimi in un video girato mentre cammina da solo per le strade di Kiev: “E’ come Hitler” ha detto riferendosi al presidente russo ma senza nominarlo esplicitamente. “Stiamo lottando per la libertà dei nostri figli e quindi vinceremo. Non dimenticheremo mai – ha aggiunto – cosa fecero i nostri antenati durante la seconda guerra mondiale, che uccise più di otto milioni di ucraini. Molto presto ci saranno due giornate della vittoria in Ucraina mentre qualcuno non ne avrà nessuna, da noi ci sarà la parata della vittoria, la vittoria dell’Ucraina”. E ancora: “Solo un pazzo può sperare di ripetere 2194 giorni di guerra” della Seconda guerra mondiale: “colui che sta ripetendo oggi gli orribili crimini del regime di Hitler, seguendo la filosofia dei nazisti e replicando tutto quello che hanno fatto è condannato perché è stato maledetto da milioni di antenati quando ha cominciato ad imitare il loro assassino. E allora perderà tutto”.

Sulla piazza Rossa la versione del leader russo è di tutt’altro segno. Putin ha ribaltato le accuse di Kiev e dell’Occidente scaricando la responsabilità della guerra in atto sull’Alleanza atlantica: “L’aggressione nelle nostre terre storiche della Crimea è stata una minaccia ai nostri confini, inammissibile per noi. Il pericolo è cresciuto ogni giorno, il nostro è stato un atto preventivo, una decisione necessaria e assolutamente giusta” ha detto Putin riferendosi al ‘pericolo’ costituito dall’espansione della Nato “che creava una minaccia ai nostri confini”. Poi, rivolgendosi alle forze armate russe impegnate al fronte e citando la difesa del Donbass, ha aggiunto: “Voi combattete per la sicurezza della patria e per il futuro affinché non ci sia posto nel mondo per i criminali nazisti”. Putin non ha alcun dubbio sul fatto che quella che chiama “l’operazione militare speciale” in Ucraina “produrrà risultati” ed ha assicurato che “se ci fosse stata anche una possibilità di risolvere la questione ucraina pacificamente, la Russia l’avrebbe usata”. Infine un violento attacco all’Occidente e al degrado dei suoi valori morali: “In Occidente, a quanto pare, hanno deciso di cancellare valori millenari. Tale degrado morale è diventato la base per ciniche falsificazioni della storia della Seconda guerra mondiale, incitando alla russofobia, elogiando i traditori, deridendo la memoria delle vittime, cancellando il coraggio di coloro che hanno ottenuto la vittoria”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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