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mercoledì, 6 Luglio 2022

Il bluff del M5S a vuoto, intesa su documento maggioranza. Conte fa la fine dello struzzo e Di Maio se ne va con 50 parlamentari ”Insieme per il futuro”

E’ finita come rutti pensavano che finisse, tanto rumore per nulla e peggio per il nulla. Quello ottenuto da Conte che e’ finito a fare come lo struzzo ed a mettere la resta sotto la sabbia, mentre Di Maio lo saluta insieme ad una cinquantina di parlamentari, tra deputati e senatori (con nuovi gruppi parlamentari, non un nuovo partito, nemmeno troppo originale “Futuro insieme”): e’ un flop politico.
LE PAROLE DI DRAGHI IN SENATO. Unità essenziale. Avanti con il sostegno a Kiev come da mandato del Parlamento. Pace sia concordata e non subita. In questi momenti, quando il paese e’ coinvolto in una guerra, le decisioni che si devono prendere sono complesse, profonde e con risvolti anche morali. Avere il sostegno del Senato e’ molto importante per me. Il premier ha ribadito che il governo continuerà sulla strada indicata dal decreto legge 14/22, quello che autorizzava il governo al sostegno anche militare dell’Ucraina.

Il CONTENTINO PER CONTE, L’AMPIO COINVOLGIMENTO DELLE CAMERE. Ecco il testo del documento sul quale e’ stata trovata una mediaziane, che nella sostanza nulla toglie rispetto a quello che era già stato deciso. ”Il Parlamento impegna il governo a continuare a garantire, secondo quanto precisato dal decreto 14/22 il necessario ampio coinvolgimeto delle Camere con le modalità ivi previste, in occasione dei più rilevanti summit internazionali riguardanti la guerra in Ucraina e le misure di sostegno alle istituzioni ucraine, ivi comprese le cessioni di forniture militari”.

CONCLUSIONE. Il M5S chiedeva lo stop alle forniture militari, altrimenti avrebbe votato contro il governo provocando la crisi. Non lo ha fatto. Draghi ha capito che era un bluff, dettato dalla disperazione per la perdita di voti alle ultime amministrative, ed e’ andato a vedere le carte del capo dei grillini. Non aveva in mano nulla. Si e’ dovuto accontentare di poche generiche parole, che non fanno che sancire l’ovvietà in un sistema parlamentare. Certo non saranno soddisfatti gli elettori grillini che ormai non credono più alle parole ed ai proclami ma guardano soltanto i fatti. E finiscono per punire tutte le ambiguità.

SULLA POLITICA ESTERA NON CI POSSONO ESSERE AMBIGUITÀ. Una volta se c’era un argomento sul quale non si poteva scherzare era la politica estera. Che poi e’ l’essenza stessa della politica del governo. Tanto che i democristiani hanno sempre considerato la Farnesina come il primo ministero per importanza. Lo stesso Conte si sarà reso conto che non poteva andare più di tanto incontro ad una figuraccia internazionale. Perché si sia spinto cosi avanti, tanto da spaccare il suo stesso movimento, per non ottenere un bel nulla, e’ uno di quei misteri di cui la politica e’ piena. L’ambiguità è vero è un’arma della politica. ”Al bisogno – scriveva cinquecento anni anni fa il cardinale Mazzarino, consigliere di Luigi XIV – sappi essere ambiguo, dare ragione a tutti e a nessuno, tenere aperta la possibilità di svicolare in una interpretazione diversa delle tue parole”. Ma certo Draghi non poteva permettersi sulla scena interna di figurare come ambiguo, e quindi poco affidabile, solo per accontentare Conte, magari consentendogli di tenere insieme almeno i suoi. Se Conte pensa di avere ottenuto qualcosa di concreto ora trovi il modo di spiegarlo ai suoi…

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