Terremoto M5s: Di Maio se ne porta via 70

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da profilo FB

Dovevano essere al massimo una trentina. Ma stasera, dopo l’annuncio del ministro degli Esteri, sembra che le firme abbiano raggiunto quota 70 tra deputati – la grande maggioranza – e senatori. Sono i parlamentari che Luigi Di Maio, dando l’addio al Movimento grillino (che cessa così di essere la prima forza politica in Parlamento), porterà con sè creando nuovi gruppi autonomi alla Camera e al Senato. Un terremoto.

Una scelta “sofferta”, ha spiegato il ministro, che però “pone fine a tante ambiguità”. Il nome è già pronto, “Insieme per il futuro”, una formazione, una realtà – ancora non un partito – di appoggio a Draghi, una forza non personale, riformista e di centro. “Un nuovo percorso” che punterà sui sindaci, a partire da quello di Milano, dove non ci sarà spazio “per odio, populismi, sovranismi, personalismi e superficialità”.

In rotta con l’ex-premier Giuseppe Conte e con alcuni suoi luogotenenti e dopo una puntata al Quirinale per anticipare le sue decisioni al capo dello stato, Di Maio ha detto addio al Movimento, di cui è stato capo politico contribuendo a portarlo oltre la soglia del 30%, e ha lanciato la sua “operazione verità”.

Il titolare della Farnesina non si è nascosto dietro un dito: ce l’ha, e lo ha confermato, con i “dirigenti del M5s” – leggi Conte ma non solo lui – che negli ultimi mesi hanno continuato a picconare il governo Draghi per cercare qualche punto in più nei consensi (“neanche riuscendoci…” è stato il suo commento al veleno) “disallineando” l’Italia dalla sua collocazione euro-atlantica in un frangente delicatissimo come l’attuale. Un comportamento da “irresponsabili” che rischiava di indebolire il paese. C’era da decidere da che parte della storia stare – ha detto in un’affollata conferenza stampa – “e abbiamo scelto di stare dalla parte giusta, di fronte alle atrocità di Putin, cioè con l’Europa e con l’Occidente”.

Il ministro ha completato così la sua metamorfosi politica accompagnandola con il rigetto di molte delle parole d’ordine del Movimento, e lo ha fatto al termine di una delle giornate più delicate per il governo Draghi che infine ha superato in scioltezza (219 voti favorevoli) lo scoglio del voto al Senato sulla risoluzione di maggioranza relativa alla guerra in Ucraina e al sostegno anche militare a Kiev: Per il Di Maio di oggi bisogna “saper fare tesoro dell’esperienza nelle istituzioni che, a distanza di due legislature, ci ha fatto capire che alcune esperienze del passato erano sbagliate…”. Insomma da oggi “inizia un nuovo percorso. Per fare progredire l’Italia da Nord a Sud abbiamo bisogno di aggregare i migliori talenti e le migliori capacità, perché – ha sottolineato – uno non vale l’altro”.

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