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domenica, 25 Settembre 2022

Lacrime di coccodrillo nel centrodestra con aperto problema leadership e sullo sfondo il “Draghi dopo Draghi”

Lacrime di coccodrillo quelle nel centrodestra, che aveva festeggiato la prima tornata delle amministrative al grido “Uniti si vince”. Sottovalutando forse l’altrettanto ovvio opposto. Le divisioni si pagano a caro prezzo, con la sconfitta quasi certa. Verona soprattutto insegna. A poco serve rimpiangere l’astensione degli elettori del centrodestra accusati di avere preferito il mare a differenza di quelli di sinistra. Per andare a votare gli stessi elettori del centrodestra, come del resto quelli di centrosinistra, chiedono chiarezza nella proposta, niente beghe da cortile e coerenza di comportamenti. Si tratta insomma di una questione di regole e di comportamenti, prima ancora che di linea politica e di programmi.

PROSPETTIVI AL MOMENTO NON INCORRAGGINTI PER CENTRODESTRA, CHE PURE E’ MAGGIORANZA NEI SONDAGGI. Il centrodestra ha la maggioranza, circa il cinquanta per cento negli ultimi sondaggi, dopo il voto delle amministrative . Ma il tasso di litigiosità non accenna a diminuire, con una sorta di psicodramma che agita la coalizione. I tre leader parlano di pace ma per ora non riescono neppure a fissare una data per un vertice. Si litiga anche su chi dovrebbe convocarlo. Il vero tema, quello principale, e’ ovviamente la futura leadership. Per Giorgia Meloni bisogna vedersi e parlarsi con chiarezza su come proseguire guardando avanti e non indietro. Il fatto e’ che lei vorrebbe essere la candidata premier, mentre Salvini e Berlusconi, preferirebbero una soluzione che offra più garanzia al centro. A loro avviso il centrodestra può vincere e soprattutto garantire la governabilità solo puntando per palazzo Chigi su una forte personalità con capacita’ di governo consolidate e con prestigio internazionale. È aperto il dibattito anche per decidere la leadership, chi prenderà più voti oppure una scelta da portare all’esame di tutti i parlamentari del centrodestra in assemblea dopo le le elezioni. Naturalmente anche questo divide per ovvie ragioni. In un caso sarebbe la Meloni, nell’altro si dovrebbe arrivare ad un accordo.

IL DRAGHI DOPO DRAGHI. Evento temuto dal centrodestra, anche perché non farebbe che fortificare il ruolo del Pd, come perno di un nuovo governo. Anche nel centrosinistra c’e’ chi lo auspica e chi lo teme. Comunque rimane l’ipotesi più quotata se dalle urne uscisse un quadro incerto. Ormai e’ quasi certo, si voterà a metà maggio, quasi al termine dei tempi fissati per il voto. Per l’art, 61 della Costituzione “le elezioni per le nuove camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti”, Il che significa che Draghi resterà in sella fino a giugno-luglio e che sarà lui a scrivere la prossima manovra economica, che va presentata alle Camere entro il 27 settembre. Chi cavalca senza se e senza ma ma l’ipotesi di un nuovo Draghi sono le forze centriste. Con in capo Calenda che lo ha già proposto in una recente intervista.

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