Aria di una crisi che non ci può essere. Il Colle non vuole elezioni subito ed in caso rinvierà il governo alle Camere

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(Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“Quando c’e’ non si vede, quando si vede non c’e’. Cos’è?”. Un vecchio indovinello. La risposta e’ il buio. Ma potrebbe anche essere la crisi di governo. Il fatto e’ che pur persistendo una situazione di crisi permanente nessuno vuole assumersi il compito di staccare la spina al malato quasi terminale. Anche perche’, quando sembra essere sull’orlo del collasso da’ segni di improvvisa vitalita’. E poi ha dei buoni dottori…

PERCHÉ LA CRISI NON PUO’ PORTARE ALLA FINE DEL GOVERNO. Ci sono la prossima finanziaria, in un momento tanto tormentato, non si può rischiare di finire con l’esercizio provvisorio. Ma c’e anche il Pnrr e c’e’ la guerra. Con tutti costretti a recitare la loro parte. A partire dai grillini, che potrebbero si non votare la fiducia al Senato giovedi, ma che si vedrebbero poi quasi costretti a votarla se il Capo dello Stato dovesse rinviare il governo alle Camere. I forzisti chiedono la verifica ma poi dovranno eventualmente accontentarsi del discorso di Draghi in Parlamento. Alla fine dovranno mettersi l’anima in pace anche i leghisti, che attendono Pontida come un evento decisivo, ben sapendo però che settenbre sarebbe tardi per rompere. I dem, che più di tutti patiscono le convulsioni del M5S, che rischiano di minare sul nascere il campo largo.

LO SPIRAGLIO DI MATTARELLA CHE NON VUOLE ASSOLUTAMENTE ELEZIONI ANTICIPATE, ANZI LE VUOLE FARE A FINE MAGGIO. La posizione del Colle e’ nota e Mattarella lo ha ribadito anche ieri nel suo colloquio con Draghi, avanti fino alla scadenza naturale. Anzi elezione al termine rei tempi massimi previsti dalla Costituzione che vanno da marzo a maggio. E tre mesi non sono pochi. Il Capo dello Stato, come fanno sapere dal Quirinale, fino a quando le cose non accadono e non si trova di fronte a fatti concreti non interviene. Una regola a cui e’ rimasto fedele in tutto il suo primo settennato, durante il quale non ha mai costruito scenari privilegiati ne’ piani A o B o C. Mattarella aspetterà per per assumere un’iniziativa che si verifichi un passaggio formale di vera pre crisi se non di crisi conclamata.

DA QUI A GIOVEDÌ PER LA POLITICA TEMPO LUNGO. Dall’incontro Draghi sindacati sono emersi spunti positivi che potrebbero schiudere anche uno spiraglio sul fronte grillino. L’atteggiamento dialogante e di apertura e’ apprezzato e fa ben sperare il Colle.

SE ALLA FINE M5S DOVESSE MANTENERE IL PUNTO E NON VOTARE FIDUCIA. Nel caso ovviamente Draghi dovrebbe nuovamente salire al Colle, anche se il suo governo rimareb e in carica, perché invoti mancanti dei grillini non basterebbero a farlo cadere.

EVENTUALE RINVIO ALLE CAMERE. A quel punto il premier potrebbe presentarsi dimissionario ed essere rinviato alle Camere per aprire quella verifica richiesta da più parti. Ma con ogni probabilità il governo Conte, quello attuale e non un bis, ne uscirebbe confermato ed anche confermata la sua maggioranza. Magari anche con il voto degli stessi grillini che poco prima avevano rifiutato di votare la fiducia sul Dl Aiuti. Potrebbero giustificarsi sostenendo che questa volta non si tratta solo di votare un provvedimento ma di stabilire se andare avanti o interrompere anzitempo la legislatura.

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