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venerdì, 24 Maggio 2024

Il regalo del Papa a Zelensky: un ramoscello d’ulivo

Una scultura raffigurante un ramoscello d’ulivo: è il dono di papa Francesco a Volodymyr Zelensky ricevuto per 40 minuti in Vaticano una volta conclusa la sua visita in Italia.

Il presidente ucraino ha invece donato al Papa un’icona della Madonna dipinta sui resti di un giubbotto antiproiettile. Il colloquio è avvenuto nell’auletta adiacente alla Sala Nervi, quella delle udienze generali. Di cosa hanno parlato? Secondo il portavoce vaticano “della situazione umanitaria e politica dell’Ucraina provocata dalla guerra in corso” ma non si sa specificamente se sia stato trattato il tema dell’iniziativa di mediazione portata avanti dal pontefice, finora non confermata da Kiev e Mosca, anche se quel dono lascia pensare di sì.

Papa Francesco comunque ha assicurato la sua preghiera costante “testimoniata dai suoi tanti appelli pubblici e dall’invocazione continua al Signore per la pace, fin dal febbraio dello scorso anno”. Per il portavoce vaticano “entrambi hanno convenuto sulla necessità di continuare gli sforzi umanitari a sostegno della popolazione”. In questo quadro “il Papa ha sottolineato in particolare la necessità urgente di ‘gesti di umanità’ nei confronti delle persone più fragili, vittime innocenti del conflitto”. E’ stato lo stesso Zelensky, dopo l’incontro, a spiegare su Telegram di esser grato al pontefice “per la sua personale attenzione alla tragedia di milioni di ucraini” sottolineando in particolare la tragedia di “decine di migliaia di bambini deportati”. “Dobbiamo fare ogni sforzo per riportarli a casa” ha aggiunto chiedendo inoltre di condannare i crimini russi in Ucraina “perché non può esserci uguaglianza tra la vittima e l’aggressore”. Sempre sul conflitto, Zelensky ha riferito di aver anche parlato della formula di pace ucraina “come dell’unica formula efficace per raggiungere una pace giusta” ed ha concluso che papa Francesco “si è offerto di unirsi alla sua attuazione”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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