Italia-Africa: anche Prodi non ha dubbi, “guardare al Continente giusto e necessario”. Il Piano Mattei e la bufala del fondatore dell’ENI ‘colonialista’

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Mattei
(foto it.wikipedia.org)

Che l’Africa sia una materia ostica per il milieu politico-giornalistico italiano è cosa nota. Nel migliore dei casi i nostri soloni da salotto e da tastiera se ne sono sempre infischiati, nel peggiore si trastullano nel disegnare improbabili mappe geo-strategiche e nello sparare bubbole. Negare che con il vertice di Roma, naturalmente con tutte le possibili mancanza e magari anche gli errori, per la prima volta in un settore decisivo per la nostra politica estera si sia avuto un cambio di passo – addirittura proprio dai tempi della “diplomazia parallela” di Enrico Mattei – è davvero da ottusi. Che poi i progetti in Africa siano da condividere, i fondi da ampliare e le promesse vadano mantenute, ça va sans dire.

Futuro

E allora tocca a uno con il curriculum giusto come Romano Prodi – unico a battere per due volte nelle urne Berlusconi e la coalizione di destra – mostrare l’evidenza delle cose e dire parole di serietà. “La scelta di guardare all’Africa – dice al Corriere della sera – è non solo giusta, ma anche necessaria. Dall’Africa dipende il nostro futuro”. Giusta cautela poi e nessun atteggiamento liquidatorio sul Piano Mattei: “Sta cominciando solo ora. Questo è, finora, soprattutto un piano per l’energia. E da solo non sarebbe determinante”. Prodi è capace di essere argutamente propositivo: “Serve oggi un progetto più ampio portato avanti dall’Europa intera. Da sola l’Italia può fare ben poco per fronteggiare la forte penetrazione sistemica in Africa della Cina in campo economico e della Russia in campo politico”. Ma saggiamente aggiunge: “Non so quanto in accordo tra loro”. Insomma, per chi ne abbia voglia c’è da lavorare e da lavorare sodo.

Movimento di liberazione

Allucinante poi la bufala diffusa a mezzo stampa di un Enrico Mattei “colonialista”. Non solo l’ex comandante partigiano e fondatore dell’ENI fu alfiere riconosciuto dell’anticolonialismo, ma proprio la sua battaglia contro lo strapotere anche in Africa delle cosiddette “Sette sorelle” non ha mai fatto svanire le ombre di possibili contributi dei terroristi colonialisti francesi dell’OAS o della CIA nel farlo fuori. L’Algeria ha insignito alla memoria Enrico Mattei della medaglia degli Amici della Rivoluzione algerina, per il sostegno fornito al FNL il movimento di liberazione del padre della patria Ahmed Ben Bella. Ad Algeri c’è un giardino che ricorda il fondatore dell’ENI e una targa riporta: “Personalità italiana, amico della rivoluzione algerina, difensore tenace e convinto della libertà e dei valori democratici, impegnato a favore dell’indipendenza del popolo algerino e del compimento della sua sovranità”. Alla faccia del ‘colonialista’! E se non bastasse il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ebbe occasione di affermare: “La sua visione del mondo e il suo desiderio di superare gli squilibri furono preziosi per la rinascita dell’Italia e per la costruzione di rapporti equi con i Paesi di nuova indipendenza. La sua lezione e la sua esperienza sono più che mai attuali”.

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