Due scenari di guerra, Ucraina e Palestina, sostanzialmente e tristemente bloccati. Ma…
Non decollano purtroppo i tentativi per arrivare ad un cessate il fuoco nè nel conflitto tra Mosca e Kiev che dura da due anni e mezzo e che ha già fatto centinaia di migliaia di morti nè in quello ingaggiato da Israele contro Hamas ed Hezbollah a Gaza e in Libano da quel tragico 7 ottobre, anche qui con un altissimo numero di vittime. Sembra che la diplomazia faccia veramente fatica a sostituirsi al confronto armato.
Non si registrano passi in avanti, tuttavia qualcosa nelle ultime ore sembra muoversi su ambedue gli scenari, qualcosa che spinge alcuni osservatori a parlare di ‘segnali’ non più di segno solo negativo.
Nella guerra a Gaza e in Libano, per esempio – dove l’aviazione di Israele sta martellando le residue resistenze di Hamas e tutte le posizioni degli Hezbollah colpendo inevitabilmente anche la popolazione civile, in un clima di altissima tensione per l’annunciata rappresaglia di Tel Aviv contro Teheran – la prossima visita del segretario di stato americano Anthony Blinken è accompagnata da qualche cauta speranza perchè è considerata l’ultimo tentativo messo in campo dagli Usa – e quindi dall’amministrazione Biden a due settimane dal voto per la Casa Bianca – per convincere un finora riottoso Netanyahu a fermare l’offensiva dopo l’eliminazione del capo militare di Hamas, Yahya Sinwar. Proprio in attesa di Blinken che da domani discuterà con lo stato ebraico e i paesi arabi “dell’importanza di porre fine alla guerra a Gaza, di garantire il rilascio di tutti gli ostaggi e di alleviare le sofferenze del popolo palestinese”, annuncia il Dipartimento di Stato, Israele avrebbe consegnato agli Usa un documento per una “soluzione diplomatica” per la fine della guerra con Hezbollah. E’ quanto riporta l’agenzia Axios, citando funzionari statunitensi e israeliani.
Secondo questo piano Israele avrebbe chiesto che all’Idf sia consentito di impegnarsi in una “forza attiva” per assicurarsi che Hezbollah non si riarmi e non ricostruisca la sua infrastruttura militare vicino al confine e, inoltre, chiesto che la sua aeronautica militare abbia libertà di operare nello spazio aereo libanese. Un funzionario Usa però ha dichiarato sempre ad Axios che è “altamente improbabile che il Libano e la comunità internazionale accettino le condizioni poste da Israele”.
Anche sul fronte della guerra in Ucraina si preannuncia qualche sviluppo legato ai risultati del vertice dei paesi BRICS in programma a Kazan in Russia dal 22 ottobre, dove Vladimir Putin farà gli onori di casa ospitando i vertici di Cina, India, Brasile e Sud Africa e dei nuovi paesi membri (Turchia, Egitto, Iran) incontrando giovedì anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Lo ha annunciato Mosca: è il primo incontro tra i due in Russia da quello dell’aprile 2022 dopo l’inizio dell’offensiva contro Kiev. Al centro del bilaterale non potrà non esserci la guerra in Ucraina. I Brics rappresentano circa metà della popolazione del pianeta (contro appena il 10% del G7) e il 35% del pil mondiale (più del G7). I Brics, come nota l’Internazionale, non sono (ancora) un contropotere globale, ma hanno un peso evidente in un momento segnato dalla ridefinizione dell’ordine internazionale. Sarà interessante allora conoscere, oltre alle valutazioni di Guterres, la posizione dei BRICS, e della Cina in particolare, sul conflitto in Ucraina, cogliere le eventuali sfumature nell’appoggio pure scontato di Xi Jinping allo zar del Cremlino. Putin incasserebbe una bocciatura da parte della metà della popolazione mondiale del suo ‘isolamento’ sostenuto ormai solo dall’Occidente e, incassato questo risultato, potrebbe essere indotto con la mediazione delle Nazioni Unite a valutare le condizioni per aderire ad una ‘pace giusta’ in Ucraina.
Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.
Imposta in20righe come fonte preferita







