Che il trumpismo sia cosa diversa dal tradizionale partito repubblicano e’ un dato ormai conclamato. La tradizione del Gop è quella di un partito conservatore, liberale in economia, tradizionalista, tipo i gollisti francesi. Non avrebbe mai vinto le elezioni. Trump è tutt’altra cosa, via ogni tentazione razzista, molto nazionalista ma socialista in economia. Decisamente contro l’establishment sia democratico che repubblicano. E Musk, prima democratico, come lo stesso Trump, e poi repubblicano ne incarna la visione.
Sbagliato, secondo la nostra logica, considerare Trump un uomo di destra. Con la selezione dei membri del suo governo Trump conferma che una svolta radicale attende l’America. La forza dei repubblicani, che hanno il controllo del Congresso, al Senato dovrebbe garantire al nuovo presidente il via libera alla sua squadra.
I nomi nuovi rappresentano però una rottura tale che potrebbe portare il mal di pancia a diversi repubblicani e nel contempo potrebbe aprire strade nei confronti di alcuni democratici.
C’è anche chi vede un sorta di vendetta di Trump nelle sue scelte perché si è sentito tradito al termine del suo scorso mandato, tradito anche e soprattutto dagli amici.
Le ultime nomine Matt Gaetz, Pete Hegseth, Tulsi Gabbard sono da choc. Un ministro della Giustizia indagato (poi fu assolto da ogni accusa); a capo del Pentagono un ex conduttore della Fox, furioso contro l’apparato militare, all’epoca era in servizio, con cui non aveva mai legato. Ed un ex dem attenzionata dai servizi a capo dell’Intelligence.
Un mondo rivoltato e tutto da scoprire. Certo le sorprese non mancheranno…
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