Meloni, non ci può essere equivalenza tra Israele e i terroristi di Hamas

L’atteggiamento dell’Italia e dei paesi del G7 sui mandati di cattura emessi dalla Corte penale internazionale (CPI) per crimini di guerra nei confronti del premier israeliano Netanyahu e il suo ormai ex-ministro della Difesa Yoav Gallant, oltre che del capo militare di Hamas, Deif (per Israele però è defunto), verrà deciso concordemente nella riunione a livello Esteri che si terrà in Italia all’inizio della prossima settimana.

Lo ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una nota assicurando che il governo “approfondirà” in questi giorni le motivazioni che hanno portato alla sentenza della Corte dell’Aja. “Motivazioni – dice però la premier – che dovrebbero essere sempre oggettive e non di natura politica”. Appuntamento dunque al 25-26 novembre, a Fiuggi, per la prossima ministeriale dei paesi più industrializzati dell’occidente. Per il governo italiano però, ha rimarcato la Meloni, “un punto resta fermo: non ci può essere una equivalenza tra le responsabilità dello Stato di Israele e l’organizzazione terroristica Hamas”.

Una Meloni prudente dunque che non anticipa se l’Italia darà o meno seguito all’esecuzione dei mandati nel caso Netanyahu – che ha definito l’ordine di cattura internazionale “un atto antisemita” – e Gallant venissero in Italia. Una cautela quella del governo di Roma in sintonia con le prime dichiarazioni di Parigi e Berlino che si sono limitate per ora a “prendere atto” delle decisioni della Corte.

Sulla posizione Usa nessun dubbio, Biden e Trump sono completamente d’accordo: il presidente uscente ha decisamente bocciato la decisione della Corte dell’Aja e quello eletto è notoriamente grande amico di Bibi Netanyahu e di Israele come ha già dimostrato durante il suo primo mandato alla Casa Bianca. La Gran Bretagna (membro del G7) e l’Irlanda, invece, hanno anticipato che rispetteranno i loro obblighi. Sembra andare in ordine sparso invece la Ue: detto di Parigi e Berlino, per Josep Borrell, capo della diplomazia dei 27, tutte le nazioni dell’Unione sono obbligate a rispettare la decisione. L’Olanda ha già detto sì mentre l’ungherese Orban ha sfidato Bruxelles invitando il premier israeliano a Budapest…

Per la Russia le decisioni della Corte penale internazionale sono “insignificanti”, e quindi “non c’è motivo di commentarle”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Vale la pena di ricordare che la Russia non aderisce alla Cpi, così come gli Usa e Israele, e che l’anno scorso la Corte dell’Aja ha emesso un ordine di arresto proprio per il presidente Vladimir Putin per crimini di guerra in Ucraina. Ma lo Zar se ne è infischiato andando in visita in Mongolia, paese membro della Corte penale internazionale che in teoria avrebbe dovuto mettergli le manette appena sceso dall’aereo dando così seguito all’esecuzione del mandato e che invece lo ha accolto con tutti gli onori.
  

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Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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