“La sfiducia era ineluttabile. Anche con un Barnier ogni tre mesi, Macron non resisterà tre anni”: questa battuta di Jean-Luc Mèlenchon, leader di France Insoumise, sintetizza il grave momento politico che sta passando la Francia per la crisi che ha travolto dopo solo tre mesi il governo di Michel Barnier sfiduciato da un voto congiunto delle opposizioni di destra e sinistra. Mèlenchon per la gauche e la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, ora non nascondono di avere nel mirino anche il presidente Emmanuel Macron, invitato a dimettersi, che in teoria è saldo sulla sua poltrona fino al 2027, ma è oggettivamente indebolito dall’esito del voto europeo e da quello nazionale seguito a ruota proprio per volere dell’Eliseo. “La gravità della situazione economica e la verità si imporranno a qualsiasi nuovo governo” ha detto Barnier nel suo preoccupato discorso all’Assemblea nazionale dopo aver tentato fino all’ultimo di far approvare la legge di bilancio confermando con quelle parole l’aria brutta che tira. E’ la seconda volta nella Quinta repubblica che un esecutivo viene sfiduciato da un’alleanza delle opposizioni. Oggi il voto di destra e sinistra sulla mozione della gauche è stato assolutamente compatto: 331 contro 289, e a Barnier non è rimasto altro che cedere il passo e imboccare la via delle dimissioni. La palla torna nelle mani del presidente Macron che è atterrato a Parigi dopo una visita di tre giorni in Arabia Saudita proprio nel momento in cui Barnier veniva sfiduciato. Domani parlerà alla nazione. Sembra intenzionato a fare presto e a scegliere il successore di Barnier in 24 ore (sarebbe il quarto governo in un anno) : non vuole ricevere le autorità di mezzo mondo che saranno a Parigi nel week end per celebrare il restauro di Notre Dame – ci sarà pure Donald Trump – senza un governo in carica.
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