Ucraina: nodi politici, elezioni dopo guerra e “riabilitazione” Putin. Svolta Ue sulla difesa

Trump da’ la sveglia a tutti ed accelera sui negoziati. In se’ un fatto positivo ma ci sono tanti ma ancora lontani da una loro soluzioni e si tratta di nodi politici oltre che di spartizione di territori.

Il problema principale non è tanto fare finire la guerra ma “come farla finire”. L’unica pace possibile per essere duratura e’ quella che sarà accettata dagli ucraini, qualsiasi essa sia. Altrimenti sarà solo l’inizio di una lunga guerriglia tra lealisti e forze russe.

Uno dei punti centrali di un’eventuale tregua sarà la permanenza di Zelensky presidente ed il futuro assetto che avranno il governo e le strutture dirigenti dopo le elezioni, che prima o poi dovranno tenersi. Su questo non a caso insiste il Cremlino. Putin non ha rinunciato a rovesciare il suo grande nemico. Proverà a creare le condizioni affinché Mosca possa interferire nelle elezioni favorendo un possibile candidato filo russo, come è successo in Georgia. Ma resta da vedere se gli ucraini, seppur stremati da tre anni di guerra, vorranno concederglielo senza lottare. Ormai praticamente archiviato, almeno per il momento, l’ingresso di Kiev nella Nato, resta aperto quello di una sua entrata nella Ue. Il rischio è che Putin cerchi di porre il suo veto anche ad una Ucraina europea.

Quanto ai territori, quella che immagina lo stesso Trump, come pace possibile vede un Ucraina più piccola di almeno un quarto rispetto ai suoi confini pre guerra, compreso l’accesso sul mare d’Azov. Anche il Donbass finirebbe nell’orbita russa, con Kiev che salverebbe sulla costa solo Odessa.

Se ci sono nodi politici che riguardano Kiev non ne mancano neppure sul fronte opposto. Putin è alla ricerca di una sua “riabilitazione” sulla scena internazionale, cosa che neppure Trump può concedergli. Solo se il leader russo troverà convergenze su una “pace giusta” anche con l’Europa potrebbe cominciare ad uscire dall’isolamento in cui si è cacciato con le sue mani.

Intanto l’Europa, che necessariamente dovrà essere coinvolta direttamente, vista che a lei spettera’ la ricostruzione dell’Ucraina ed anche la sorveglianza con suoi militari su un’eventuale tregua, batte un colpo importante. Von der Leyen annuncia lo scorporo delle spese militari dal Patto di stabilità, come aveva chiesto la Meloni. Un cambio di rotta che risponde ad una priorità. L’Europa deve potersi difendere da sola e lo deve fare con strumenti economici adeguati. “Un primo passo fondamentale nella giusta direzione”, l’assist della premier italiana.

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Franco Riccio Tabassi
Franco Riccio Tabassi
Giornalista parlamentare classe 1948. Già funzionario della Tirrenia, entra all’AGI nel 1971, responsabile prima del Senato e poi della redazione Politica-parlamentare come capo redattore. Ha lavorato, per un breve periodo a radio Montecarlo, nel Principato, alle news politiche ed ha a lungo collaborato con Mediaset. E’ stato anche consigliere per l’informazione dei ministri socialisti Fabio Fabbri e Salvo Andò. Laureato in giurisprudenza con 110, ha sempre praticato sport. E’ stato pugnile dilettante. Passione auto, la Porsche e la barca,Tornado 38. Insieme a Gianfranco Eminente (direttore) ha fondato nel 2013 l’agenzia in 20righe, della quale è il condirettore.

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