Sahel: giunte militari di Burkina, Mali e Niger aprono una nuova era nell’estrazione mineraria. Via la Francia, arrivano Russia e Cina

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Sahel
(foto PxHere)

Tre colpi di stato militari tra il 2020 e il 2023 hanno allontanato Burkina Faso, Mali e Niger dalla Francia, ex potenza coloniale, orientandoli verso la Russia. Le giunte al potere hanno dato vita all’Alleanza degli Stati del Sahel e si sono distanziati dell’ECOWAS, la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale. Anche Cina e Turchia guardano con interesse agli sviluppi nella area del Sahel, la fascia dell’Africa subsahariana che si estende dall’oceano Atlantico a ovest al Mar Rosso a est. L’Alleanza ha concordato di schierare una forza congiunta di 5 mila uomini per combattere il terrorismo di matrice islamista e la creazione di una piattaforma mediatica comune.

Risorse

Le risorse minerarie sono abbondanti negli Stati del Sahel e anche dopo la fase di decolonizzazione sono state generalmente sfruttate a condizioni dettate unilateralmente dai Paesi dell’Occidente, mai su un piano di parità. Mosca ha colto la palla al balzo proponendosi come interlocutore anti-imperialista e fautrice della creazione di un mondo “multipolare”. Il Niger ha depositi significativi di uranio, stagno e fosfati, oltre al petrolio. Il Burkina Faso ha rame, zinco e manganese e il Mali giacimenti petroliferi ed è ben posizionato in termini di materie prime per la transizione energetica, negli ultimi mesi due nuove miniere di litio hanno avviato la produzione, in collaborazione con la Cina. Tutti e tre i Paesi hanno grandi depositi di oro. Il Mali è il terzo maggiore esportatore africano, dopo Sudafrica e Ghana. L’attività mineraria artigianale rappresenta circa un terzo della sua produzione ed è spesso collegata al commercio illegale. Il Burkina Faso è il quarto produttore dell’Africa, con una produzione stimata di 58 tonnellate all’anno.

Anti-occidentale

Con la scelta politica anti-occidentale, tutti e tre i Paesi sono alla ricerca di nuovi partner economici. In Niger la Russia vuole trarre profitto dall’estrazione dell’uranio attraverso la sua società nucleare Rosatom, mentre la società mineraria Azelik che intende operare nello sfruttamento di giacimenti di rame e litio, è di proprietà di investitori cinesi. Ma la giunta di Niamey, guidata dal presidente-generale Abdourahamane Tchiani, punta anche su iniziative autonome. La società nigerina Compagnie Miniere de l’Air intende estrarre il rame, minerale strategico, nella regione settentrionale di Agadez, non lontano dalla Libia. Si prevede una produzione media di 2.700 tonnellate all’anno per un periodo di dieci anni e la creazione di nuovi posti di lavoro. Concessione per la produzione di litio a un’altra azienda nigerina, la Compagnie Miniere de Recherche et d’Exploitation, sempre con l’intento di mantenere il controllo del governo sulle risorse nazionali.

Uranio

Più complessa la situazione dell’uranio, con l’estrazione bloccata dopo il ritiro della licenza alla società francese Orano, a causa delle tensioni con il confinante Benin, con il minerale che può essere esportato soltanto attraverso il porto beninese di Cotonou. Anche la società canadese GoviEX non ha più il permesso di gestire la miniera di uranio di Madaouela. Secondo Africa Defense Forum, il sito dello United States Africa Command, la giunta del Niger e l’Iran stanno lavorando “segretamente” a un accordo per l’acquisto di uranio, aggirando le sanzioni internazionali volte a impedire a Teheran di sviluppare l’arma atomica.

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