Trump frena e ‘stoppa’ i dazi per tre mesi (ma li alza al 125% per la Cina).

Un ripensamento, una riflessione o una marcia indietro vera e propria? Donald Trump se ne è uscito con un’altra delle sue pensate, questa ancora più clamorosa dell’annuncio sui dazi di una settimana fa: l’inquilino della Casa Bianca ha stoppato con effetto immediato e per tre mesi l’introduzione dei tanto contestati “dazi reciproci” con quasi tutti i paesi del mondo, una mossa che aveva provocato fortissime polemiche e fatto crollare i listini mondiali caduti in preda al panico. Il presidente americano ha deciso all’improvviso uno stop e ha rinviato di 90 giorni l’introduzione di dazi americani per tutti i paesi, per tutti quelli che avevano manifestato l’intenzione di trattare, ma non per quelli, come la Cina, che avevano già fatto partire contromisure ad hoc (dazi all’84% verso gli Usa) impegnandosi nel braccio di ferro iniziato da Washington e innalzando così il livello dello scontro.

Nei confronti di Pechino, ‘accusato’ di aver reagito, Trump ha innalzato i dazi fino al 125%. ‘Puniti’ anche Canada e Messico che per il momento non godranno dello stop trumpiano. Rimbalzo immediato a Wall Street che vola oltre il 12%. L’Unione europea respira: resta al momento con dazi Usa al 10% e sembra che Trump si aspetti che anche Bruxelles decida di sospendere per tre mesi le contromisure già in parte annunciate che saranno operative tra un paio di settimane, a meno che l’Ue non ci ripensi puntando su quello 0 a 0 sui dazi cui sembrano credere tanto Ursula von der Leyen quanto Giorgia Meloni. In questo scenario assume particolare rilievo proprio la visita della premier italiana a Washington in programma per il 17 aprile, la prima di un leader europeo da Trump dopo l’insediamento e soprattutto in piena ‘guerra dei dazi’.

Ma alla luce della delicatezza del momento certo non giovano le volgari affermazioni del presidente americano poche ore prima del clamoroso annuncio di oggi. Fino a martedì sera infatti – come riporta l’Ansa – Trump aveva ostentato tracotanza usando parole offensive e sprezzanti alla cena del Grand Old Party per rassicurare i repubblicani sull’efficacia dei suoi dazi: “Vi assicuro che almeno 70 Paesi mi stanno chiamando per baciarmi il culo, muoiono dalla voglia di raggiungere un accordo”, aveva detto. “Per favore, per favore signore, fate un accordo. Farò qualsiasi cosa, signore”, aveva proseguito, imitando un leader straniero supplicante.

Ma cosa avrebbe determinato la marcia indietro dell’inquilino della Casa Bianca? Il presidente ha detto che la sua tattica “ha funzionato forse più rapidamente del previsto”, ma ha ammesso di aver visto “gente un pò spaventata” dai dazi. E si è dichiarato pronto ad accordi equi con tutti i i Paesi, ritenendoli possibili anche con la Ue. Inoltre si é detto convinto che anche Pechino voglia un accordo ma non sappia come procedere, e che con Xi un’intesa alla fine è possibile. Trump più probabilmente potrebbe aver ceduto alle pressioni dei ceo di Wall Street e della Silicon Valley, dei suoi donatori e di molti repubblicani, nonché al crollo dei mercati finanziari, forse inaspettato nella misura in cui è avvenuto. Non ultimo a pesare nel dietrofront di oggi che ha spiazzato un pò tutti, il parere di Elon Musk che ha dato del “cretino” al consigliere di Trump per il commercio, Navarro, il principale ispiratore della ‘guerra dei dazi’…

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Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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