Guerra in Iran: ma Fordow è davvero indistruttibile? Quelle “super bombe” USA che potrebbero metterlo ko

Teheran arricchisce l’uranio nel sito incastonato in una montagna

L’impianto di arricchimento di combustibile nucleare di Fordow è un complesso sotterraneo incastonato in una montagna a sud di Teheran, a 30 chilometri da Qom, la città santa dell’Iran cuore della Rivoluzione islamica, scelta a suo tempo come residenza proprio dal suo leader l’ayatollah Khomeyni. Era una ex base del Corpo delle Guardie della Rivoluzione, i pasdaran, diventata di vitale importanza per le ambizioni nucleari dell’Iran. Si ritiene che le attrezzature e le speciali centrifughe avanzate utilizzate per produrre uranio arricchito si trovino a una profondità anche di oltre 80 metri, il doppio di quella del tunnel della Manica che collega il Regno Unito alla Francia.

MOP

Per questo il sito sarebbe rimasto fuori dalla portata delle bombe israeliane, le “bunker buster” che nei mesi scorsi hanno colpito le reti di tunnel e le gallerie di Hamas, di Hezbollah e degli Houti, i gruppi paramilitari fedelissimi di Teheran nel Medio Oriente. Gli esperti militari ritengono che Gerusalemme disponga di armi che possono operare a una profondità non molto superiore ai 10 metri. Solo gli Stati Uniti dispongono della micidiale bomba GBU-57 Massive Ordnance Penetrator (MOP) da 13.000 kg, lunga circa 6 metri e mezzo, trasportata unicamente dal bombardiere strategico “invisibile” Northrop Grumman B-2 Spirit, l’aereo più costoso mai costruito.

Centrifughe

Secondo gli analisti di Janes, gruppo di intelligence per la difesa, MOP può penetrare almeno 18 metri di cemento o 61 metri di terra e roccia prima di esplodere. Anche questi temibili ordigni potrebbero quindi non bastare e alcuni esperti vagheggiano eventuali azioni sul terreno da parte delle forze speciali. Al momento l’AIEA, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ha rilevato il pesante danneggiamento dell’altro impianto nucleare iraniano di arricchimento, quello di Natanz, nella provincia di Isfahan, un tempo nota per la sua produzione di frutta e soprattutto delle sue rinomate pere. A Natanz le centrifughe si troverebbero al massimo a 20 metri sotto la superficie. I livelli di arricchimento dell’uranio in Iran avevano destato la preoccupazione dell’AIEA. Teheran avrebbe accumulato oltre 400 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, livello che supera di gran lunga quello necessario per la produzione di energia civile e che si avvicina a quello di qualità militare. Se arricchiti al 90%, 400 kg sarebbero sufficienti per realizzare 10 testate nucleari.

Non proliferazione

Gli esperti hanno segnalato che tale soglia poteva essere raggiunta dalla Repubblica islamica in tempi relativamente rapidi. Ma esiste anche il pericolo delle cosiddette “bombe sporche”, realizzate con esplosivo e materia radioattiva, derivata da scorie anche a non completo arricchimento. Una minaccia per l’intero Medio Oriente, e non solo, considerate le relazioni dei pasadran con gruppi terroristici e paramilitari. Secondo il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, nessuno Stato può decidere arbitrariamente di dotarsi dell’arma nucleare. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, ha dichiarato che il programma nucleare di Teheran rappresenta una “minaccia esistenziale” sia per Israele che per l’Europa. L’Iran era vicino allo sviluppo della bomba, dopo aver gradualmente ridimensionato il rispetto dell’accordo JCPOA, raggiunto nel 2015 con gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali, che limitava l’arricchimento dell’uranio al 3,67%. Nel 2018 Trump si era ritirato dall’accordo, ma con il suo secondo mandato aveva espresso la volontà di raggiungere una nuova intesa tra Washington e Teheran. Trattativa che doveva andare avanti in Oman, ma è stata bloccata dagli ultimi sviluppi. Gli attacchi di Gerusalemme hanno preso di mira gli impianti nucleari iraniani, ma pure gli scienziati coinvolti nel programma atomico e la leadership militare, oltre alle basi e alle fabbriche missilistiche di quei vettori che potrebbero trasportare anche ordigni nucleari.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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