Meloni fissa paletti politica estera: senza Hamas pronti a riconoscere Palestina, niente soldati in Ucraina

Senza Hamas a Gaza l’Italia è pronta a riconoscere lo Stato di Palestina, in Ucraina non andranno nostri soldati. Giorgia Meloni, di fronte al Senato e in vista del Consiglio europeo del 23 ottobre, ha fissato i paletti della politica estera del governo sui due temi più caldi. Indicazioni precise, da Paese normale, di fronte a un quadro bellico che resta preoccupante. La presidente del Consiglio si è tolta qualche sassolino dalla scarpa rispetto alle critiche: “La storia recente ci ha dimostrato che non importa quante menzogne si raccontino, né di quali nefandezze ti si accusi, né quanto si tenti di metterti i bastoni tra le ruote. La maggioranza degli italiani, sempre più maggioranza, riconosce il lavoro serio, la buonafede e i risultati”.

Due Stati

Per Gaza, “quello intrapreso con la firma della tregua, è l’unico percorso che valga la pena di essere perseguito, l’unico che possa portare alla realizzazione della soluzione a due Stati. Ma per giungere a questo obiettivo, Hamas deve accettare di non avere alcun ruolo nella governance transitoria e nel futuro Stato palestinese e deve essere disarmato. Sono queste le precondizioni necessarie per il riconoscimento da parte dell’Italia dello Stato di Palestina”. Il governo “è pronto ad agire di conseguenza quando queste condizioni si saranno materializzate”. L’Italia continuerà anche a svolgere un lavoro intenso sul fronte umanitario, “sia intensificando le iniziative sul fronte alimentare sia sul fronte sanitario”. Sul piano della sicurezza e della transizione politica, ribadito “l’impegno a fornire tutto il sostegno necessario all’Autorità Nazionale Palestinese”, come la premier confermerà di persona al presidente palestinese Mahmud Abbas, in occasione della sua visita a Roma i primi di novembre.

Cisgiordania

Significativa l’attenzione, “alta”, sulla Cisgiordania, “dove una politica dei ‘fatti compiuti’ e la violenza dei coloni rischiano di compromettere le prospettive della statualità palestinese”. Di qui la condanna dei “piani di espansione degli insediamenti israeliani” e la denuncia delle “inaccettabili le dichiarazioni violente di alcuni esponenti delle istituzioni israeliane. Ed è la ragione per la quale siamo pronti a sostenere misure restrittive individuali europee nei loro confronti”.

Ucraina

Determinata la posizione sull’Ucraina, che “non cambia e non può cambiare, davanti alle vittime civili, alle immagini delle città sistematicamente bombardate dai russi, con il solo e preciso intento di rendere impossibile la vita alla popolazione civile, che resiste eroicamente da quasi quattro anni. L’ho ripetuto a Volodymyr Zelensky – segnala Meloni -: il nostro sostegno al popolo ucraino resta fermo, determinato, nell’unico intento di arrivare alla pace”. Una pace, come ha ripetutamente rilevato anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che “deve essere giusta e non frutto della sopraffazione. Il che implica una soluzione equa, frutto di un percorso negoziale credibile, nel quale, chiaramente, nessuna decisione sull’Ucraina può essere presa senza l’Ucraina e nessuna decisione sulla sicurezza europea può essere presa senza l’Europa”. Sull’Ucraina, come su Gaza, il governo prosegue il lavoro insieme all’UE e agli Stati Uniti, nella consapevolezza che “ciascuna nazione contribuirà nella misura in cui potrà e riterrà necessario. L’Italia ha già chiarito che non prevede l’invio di propri soldati in territorio ucraino”.

Fianco meridionale

Per arrivare al tavolo delle trattative serve comunque “incrementare la pressione su Mosca” anche con il nuovo “pacchetto di sanzioni europee, che contribuirà a ridurre ancora di più le risorse che Mosca può destinare allo sforzo bellico. Le sanzioni economiche non sono contro il popolo russo, ma contro il regime che trasforma la ricchezza della Russia in armi e distruzione”. Proteggere il fianco Est dell’Europa e della NATO, rimarca Meloni, non può “consentire che si perda di vista il fianco meridionale dell’UE: la sicurezza dei confini esterni è indivisibile. Dobbiamo essere pronti”, poiché sappiamo che i nostri competitor sono molto attivi” nei quadranti del Mediterraneo e dell’Africa, “così come conosciamo molto bene i rischi che possono derivare dal terrorismo e dalla strumentalizzazione delle migrazioni”. L’Italia ha già cominciato il percorso di rafforzamento della sua difesa, con “l’obiettivo di rafforzare il pilastro europeo della NATO, mantenendo il vincolo transatlantico come orizzonte imprescindibile per la nostra nazione e per l’intera Europa”.

Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.

Imposta in20righe come fonte preferita

Altro dall'autore

Segui in20righe come fonte preferita su Google

Imposta fonte preferita

Articoli più letti