Olanda: gli elettori fermano lo slancio dell’estrema destra. Il populista Wilders cede il passo ai centristi-liberali

Olanda ancora nell’incertezza politica, dopo le elezioni anticipate seguite alle dimissioni del governo di matrice populista guidato dall’indipendente Dick Schoof. Cala l’estrema destra e avanzano i centristi, ma con ben 15 formazioni che potrebbero entrare nella Camera bassa – in ragione del sistema totalmente proporzionale – la nascita del nuovo governo resta un rompicapo.

Rob Jetten

In deciso calo il consenso al nume tutelare dell’estrema destra, Geert Wilders, che aveva vinto la precedente tornata del 2023 e poi aveva fatto cadere l’esecutivo sul tema dell’immigrazione. Volano, invece, i centristi liberali del partito D66, guidati dal giovane leader Rob Jetten, che potrebbe essere il nuovo candidato premier. Le due formazioni sono sostanzialmente appaiate a poco meno del 17%, ma nessun altro partito vuole allearsi con il biondo istrione populista Wilders. Il frammentato panorama politico dei Paesi Bassi fa sì che nessun partito raggiunga da solo la soglia dei 76 seggi su 150 per governare, il che significa la necessità di lunghe trattative per formare una coalizione.

Percorso

Fallito l’esperimento populista, resta tutto da decifrare il futuro percorso. “Milioni di olandesi hanno voltato pagina”, ha dichiarato a caldo Jetten, e “hanno detto addio a una politica di negatività e odio”. Ora serve “una coalizione ampia, stabile e ambiziosa”. Interlocutori più probabili il rivitalizzato partito cristiano-democratico CDA (11.7%) e poi due formazioni in che hanno però registrato un calo di consensi: il partito laburista (PvdA)-Sinistra Verde (12.5%) dell’ex commissario europeo Frans Timmermans, che ha annunciato le dimissioni, e i liberali conservatori del VVD (14.1%).

Batosta

Wilders, nonostante la batosta, fa lo sbruffone: “Non vi libererete di me, finché non avrò 80 anni” e sulla performance del suo Partito della Libertà dice: “Naturalmente avrei preferito vedere più seggi, ma abbiamo comunque ottenuto il nostro secondo miglior risultato”. Scompare totalmente uno dei partiti che faceva parte del governo uscente, l’NSC formazione anti-establishment di matrice cristiana. Dopo l’ubriacatura populista l’elettorato olandese sembra alla ricerca di stabilità e di capacità di governo.

Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.

Imposta in20righe come fonte preferita
Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

Altro dall'autore

Segui in20righe come fonte preferita su Google

Imposta fonte preferita

Articoli più letti