
C’è la volontà di non alimentare il caso della frase pronunciata dal Consigliere del capo dello Stato Francesco Saverio Garofani ad una cena conviviale tra romanisti durante una tavolata vista piazza Navona.
Sia palazzo Chigi che il Quirinale intendono archiviare le frasi pronunciate contro il governo e registrate di nascosto per poi inviarle ad alcuni giornali e pubblicate dalla Verità.
Ma se il problema dello scontro istituzionale appare superato resta lo strascico politico. Rimane in alcuni ambienti della maggioranza l’impressione che ci sia una fronda ostile che vorrebbe dettare la linea anche al Quirinale in vista dei prossimi appuntamenti, con in testa la nuova legge elettorale.
Cosa intendeva Garofani per “provvidenziale scossone”? Per la sinistra voleva solo sottolineare tutti i limiti delle opposizioni in vista delle politiche. Un invito al campo largo di trovare un maggiore equilibrio verso il centro moderato, una sorta di schiaffo alla Schlein, che pur si è detta disponibile a primarie di coalizione. C’è chi parla della possibile scesa in campo, alla guida di un nuovo Ulivo, di Ernesto Maria Ruffini, che godrebbe dell’appoggio di Romano Prodi e Paolo Gentiloni.
Ma a destra non credono che le parole di Garofani si riferiscano semplicemente al legittimo dibattito in corso nel centrosinistra. Pensano che il consigliere del Colle intendesse riferirsi alla possibilità di dare uno scossone, non si sa bene come, all’attuale maggioranza. Con lo scopo finale di dare vita ad un nuovo blocco politico, in grado di scardinare il centrodestra ed accogliere Forza Italia, od almeno una sua parte significativa, in una nuova alleanza una sorta di lista civica sul modello Ursula.
Come convincere poi Forza Italia, figlia di Berlusconi, il leader che creò il centrodestra e sconfisse la “macchina da guerra” di Achille Occhetto alle elezioni dopo Tangentopoli, non è chiaro. Ad ora appartiene alla fantapolitica.
Indubbiamente la doppia partita poliche nel 2027 e Quirinale nel 2029 agitano le coalizioni. C’è chi nel quartier generale meloniano legge le parole di Garofani sulla necessità di arginare la Meloni come un effetto della discussione in corso sulla nuova legge elettorale, che tra l’altro prevede l’addio ai collegi uninominali, nella speranza che Mattarella non firmi la legge. Secondo la sinistra con la riforma la Meloni si blinderebbe per altri cinque anni e si metterebbe nella posiziona di decidere sul futuro capo dello Stato. Che non è mai toccato, nonostante le alterne vicende elettori, per questioni di tempi, al centrodestra.
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